Ambiente

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Flora:
La flora della Nuova Zelanda è estremamente varia e per gran parte endemica: specie autoctone (in totale circa 1.500) come il weta gigante, il kauri (albero della gomma), il tuatara e il kukapo crescono accanto a vaste foreste pluviali dominate da rimu, faggi, tawa, matai e rata, a felci e lino, a campi coperti di erbe alpine e subalpine e ad una vasta gamma di fiori. Tra le piante più appariscenti c'è il pohutukawa (noto come l'albero di Natale neozelandese) che esplode in una fioritura rosso brillante intorno a dicembre.
Nell’Isola del Nord la vegetazione dominante è la foresta sempreverde, , a eccezione dell’altopiano vulcanico dove predomina invece la prateria. La costa occidentale dell’Isola del Sud comprende alcune delle estensioni più vaste di foresta mista indigena e fornisce la maggior parte del legname esportato. Le praterie orientali dell’Isola del Sud, che si estendono fino a 1.525 m d’altitudine, sono prevalentemente destinate al pascolo. Sui bassi versanti delle Alpi neozelandesi cresce il faggio australe, mentre a quote più elevate si incontra una vegetazione di tipo alpino.

Fauna:
Stranamente, in contrasto con la ricca flora indigena, le specie animali endemiche sono assai rare. Abbondano però gli uccelli: tra le specie più comuni troviamo il mopoke, il tui e il kea, un uccello chiassoso e dispettoso, oltre a vari apterigiformi (uccelli incapaci di volare) quali il kakapo, il takahe, il weka e il kiwi, l’animale simbolo della Nuova Zelanda. Si tratta di una specie di uccello preistorico notturno, senza ali e con un caratteristico becco che utilizza per cercare cibo in profondità nella terra. I mari della Nuova Zelanda ospitano varie specie ittiche: tonni, marlin, snapper (della famiglia dei lutianidi), trevally (famiglia dei carangidi), kahawai e squali, oltre ad interessanti mammiferi marini (delfini, foche e balene). I fiumi e i laghi del Paese ospitano poi altre tipologie di pesci, tra cui la trota e il salmone.
Curiosità: poiché vi sono presenti quasi tutte le specie di pinguini, si è arrivati a supporre che l’arcipelago neozelandese sia la terra d’origine di questi animali.
Le specie introdotte da altri Paesi (maiali, capre, opossum, cani, gatti, cervi e le onnipresenti pecore) sono comuni in tutta la Nuova Zelanda ma, data l’assenza di predatori naturali, si sono riprodotte in gran numero e sono attualmente all’origine di gravi danni ambientali: oltre 150 piante indigene, il 10% del totale delle specie neozelandesi, sono attualmente a rischio di estinzione e già più di 1.300 specie di uccelli sono scomparse. Per questa ragione ogni iniziativa che prevedere l'eliminazione fisica di questi animali (in particolar modo degli opossum), viene considerata in Nuova Zelanda come "ecologica".

Ecologia:
La Nuova Zelanda è caratterizzata da una notevole biodiversità nonostante le risorse naturali siano state sottoposte ad un intenso sfruttamento fin dall’arrivo, nel IX° secolo, dei primi coloni. Oggi la foresta copre il 30,7% della superficie totale del Paese. Le minacce più gravi all’ecologia neozelandese provengono dalle specie importate che tendono a sovrastare quelle indigene.
Nel 1987 l’amministrazione dei programmi di conservazione ha riunito un certo numero di zone protette in un sistema più efficiente e ha notevolmente ampliato la loro estensione. Attualmente, il 19,6% (2007) del territorio è protetto, essendo posto sotto la tutela di diversi parchi nazionali e di numerose altre riserve; in più, il governo della Nuova Zelanda cerca di garantire un uso sostenibile delle risorse naturali, coinvolgendo nelle decisioni anche i maori e gli iwi.
La Nuova Zelanda si è attivata dal punto di vista ambientale nell’oceano Pacifico meridionale, essendo firmataria di diversi importanti accordi sulla conservazione degli habitat marini. Fra gli altri accordi ambientali internazionali ratificati vi sono poi quelli relativi al Protocollo Ambientale Antartico, alla biodiversità, al cambiamento del clima (Protocollo di Kyoto), alla Convenzione sul commercio internazionale di specie in pericolo (CITES), alle modifiche dell’ambiente, ai rifiuti tossici (Basilea), allo scarico dei rifiuti in mare, all’eliminazione dei test nucleari, al Trattato per il legname tropicale, alla protezione delle zone umide (Ramsar) ed alla caccia alla balena.