In viaggio attraverso ''Il Signore degli Anelli''

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IN VIAGGIO ATTRAVERSO IL SIGNORE DEGLI ANELLI 
                          
"Un anello per domarli, Un anello per trovarli,
Un anello per ghermirli e nel buio incatenarli”


 
INTRODUZIONE
L’argomento del presente elaborato ha avuto origine dalla mia esperienza lavorativa in agenzia viaggi. Il fenomeno cineturistico sul territorio italiano pur non ha ancora raggiunto l’espansione riscontrabile altrove. In questa direzione è doveroso registrare una mancanza da parte degli innumerevoli tour operator italiani non ancora propensi ad investire su questo settore, ed elaborare proposte in merito. Il caso della serie cinematografica del Signore degli Anelli permette da un lato di trattare un caso di rilevanza internazionale (un History Case ), dall’altro di evidenziare la gestione operata delle istituzione turistiche neozelandesi, infine di introdurre alcune considerazioni rispetto alla situazione italiana. Nell’ultima parte della tesi infatti verranno affiancate proposte turiste consuete in Italia, presentate da due dei più qualificati tour operator per la Nuova Zelanda con una proposta che invece tenga conto del fenomeno cineturistico generato dal Signore degli Anelli. Il modello di riferimento in quest’ultimo caso è Red Carpet, il tour operator inglese che ha fatto del cineturismo ed in particolare delle isole neozelandesi il suo punto di forza. Il tour proposto da Red Carpet mira al connubio tra l’impatto ed il successo generato dal film e le bellezze naturali e la storia della Nuova Zelanda.
 
SIGNORE DEGLI ANELLI, NUOVA ZELANDA E CINETURISMO
Il cineturismo è un fenomeno complesso, in Italia monitorato solo da poco tempo.
Spetta senz’altro alle iniziative sorte intorno all’Ischia Film Festival[1] il ruolo di apripista per gli studi di questo settore.
In termini schematici, potremmo distinguere due aree prevalenti che gravitano attorno al cineturismo: da un lato la promozione del territorio per la realizzazione di film, dall’altro i flussi turistici determinati dal successo di un film. In entrambi gli ambiti, l’intervento di promozione, in Italia a carico soprattutto delle Film Commission (organizzazioni sostenute da enti pubblici, a carattere regionale, provinciale o comunale), si accompagna ad una necessaria previsione dell’impatto prodotto sul territorio sia dalla presenza di una troupe cinematografica/televisiva sia dall’incremento in termini di presenze turistiche. Un’area per le ricerche di settore riguarda l’individuazione dei fattori che, in un film o una fiction, ingenerano un flusso turistico verso le destinazioni in cui sono state effettuate le riprese.
È stata individuata una serie di History cases, casi esemplari, particolarmente significativi e pertanto degni di analisi, tra cui figura la serie cinematografica Il Signore degli anelli di Peter Jackson (2001-2003), dall’omonimo romanzo di Jhon Ronald Reuel Tolkien.
L’impatto “cineturistico” determinato sin dal primo episodio della trilogia è sorprendente. La Nuova Zelanda aveva registrato le potenzialità del fenomeno in occasione di altre realizzazioni cinematografiche, tra cui si ricorda, in particolare, “Lezioni di piano” di Jane Campion (1993). L’esito sortito dalla trilogia deve essere ricondotto –oltre che alle qualità dei film – all’impegno e all’investimento assunti dall’ente ufficiale del turismo neozelandese. L’operazione affrontata è stata imponente ed ha teso ad una vera e propria sovrapposizione tra l’immaginario tolkeniano evocato dal film e la Nuova Zelanda. In questa direzione si registra l’impegno economico affrontato nella promozione – il governo vi ha investito 18,6 milioni di dollari – assegnato al lavoro sinergico di Film New Zealand, uno degli uffici che gestisce le produzioni filmiche nel territorio neozelandese, in collaborazione con diversi enti, tra cui la Film Commision statale, la New Line Cinema, ed altri ancora, a costituire un progetto chiamato “New Zealand Home of Middle-Earth”[2]. Particolarmente accurata è stata l’azione sui mass media e sull’informazione. La campagna mediatica ha insistentemente avvalorato il connubio tra il film e la Nuova Zelanda; contestualmente sono stati predisposti strumenti informativi, quali links degli enti turistici e mappe atti, a individuare sul territorio neozelandese le numerose location che compaiono nel film. E’ stata in oltre incoraggiata la formulazione di tour operator sui luoghi del film, secondo le esigenze dei turisti. Diversi tipi di tour, infatti, toccano i luoghi della trilogia, ripartiti in otto regioni del territorio.
Del resto, la configurazione della Nuova Zelanda, la bellezza e la singolarità del suo patrimonio naturale, ancora incontaminato e in parte inesplorato, ben si prestano ad ospitare ed adottare la magia delle ambientazioni Tolkeniane. Al contempo, la Nuova Zelanda possiede le risorse economiche e strutturali per affrontare, da un lato, i costi di lungo termine richiesti da una tale operazione di promozione, dall’altro, l’incremento di flussi turistici perseguito. Uno dei maggiori rischi in tali operazioni, infatti, è la possibilità di non riuscire a far fronte, in termini strutturali, ad un nuovo indotto turistico o di non soddisfare le aspettative suscitate dal film.
Il connubio tra i film ed i luoghi di ripresa è risultato inoltre vincente anche per le produzioni cinematografiche, poiché ha offerto un surplus “di realtà” all’illusione cinematografica producendo una straordinaria metamorfosi: così la Nuova Zelanda è diventata la Terra di Mezzo, pur essendo questa un luogo di fantasia.
L’attento studio di Licia Bocchiola, In viaggio con la Terra di mezzo – Il Signore degli Anelli[3], rileva inoltre come anche il lungo processo di produzione, durato ben 18 mesi, la cadenza periodica dell’uscita degli episodi sugli schermi, la diffusione dell’homevideo, abbiano contribuito a consolidare su un lungo periodo le ricadute positive del film sul territorio neozelandese.
Un attento e rigoroso monitoraggio, che l’ente ufficiale del turismo neozelandese ha affidato a due società di ricerca nazionale, la NFO World Group e la NFO New Zealand, ha verificato l’impatto turistico dei tre film della serie e della campagna promozionale. All’impatto della trilogia l’indagine attribuisce la “tenuta” dei flussi turistici verso la Nuova Zelanda riscontrata anche in particolari situazioni congiunture negative per la mobilità turistica internazionale, quali l’11 settembre e l’emergenza SARS che rallentava il flusso di visitatori dall’Asia.[4].
Ma i vantaggi per il governo neozelandese non si fermano solo al turismo. Con la trilogia si è favorita la strada alla possibilità di ospitare altre grandi majors hollywoodiane, dimostrando così l’imprenditorialità dell’apparato pubblico neozelandese incline uno alle novità e alle sfide. Una conseguenza positiva dell’aver ospitato una produzione così imponente si riscontranello sviluppo delle capacità organizzative dell’industria cinematografica neozelandese che ha dovuto imparare in fretta a rapportarsi in maniera funzionale con team di lavoro numerose e a gestire al meglio il lavoro di squadra nelle diverse sezioni. Un grande aiuto in questo senso è stato dato dallo stesso regista che ha sovvrainteso personalmente ogni parte della realizzazione del film dalla pre-produzione alla post-produzione, garantendo l’organicità dei vari settori professionali coinvolti nell’intero processo produttivo.Inoltre è stato incrementato fortemente il mercato cinematografico interno, generando posti lavoro, professionalizzazione e un circuito economico di sicura prospettiva per l’economia delle due isole. avviando un meccanismo d’affari che sarà sicuramente redditizio per l’economia delle due isole. Molti giovani possono specializzarsi in computer grafica, effetti speciali e altro senza dover poi trasferirsi all’estero per trovare lavoro. Questo è un altro risvolto importante per una nazione piccola come la Nuova Zelanda, che da molti anni risente del fenomeno dell’emigrazione. Ma la spinta economica, come ben spiega Licia Bocchiola tutti quei settori detti di “contorno”, quali il settore del merchandising, delle telecomunicazioni, dei vari servizi governativi che gestiscono i documenti di viaggio, gli organi di salute e sicurezza ecc… .
La macchina produttiva messa in moto da Peter Jackson ha avviato dunque un fenomeno di grande interesse economico, tuttavia, la rapidità con cui si è imposto ha comportato anche alcuni risvolti problematici. Sottolinea sempre Licia Bocchiola come l’impennata dei flussi turistici possa mettere a rischio i fragili ecosistemi del territorio, risorsa di fondamentale importanza per la Nuova Zelanda, caratterizzata da spazi ancora poco abitati dove la natura domina incontrastata. Pertanto la difficile gestione di questa presenza turistica nella preservazione delle risorse naturali. Anche sul versante del costo della vita si è notato l’incremento improvviso del costo delle case e dei consumi in generale; quest’aumento tuttavia non si può attribuire solamente alla notorietà conseguente al successo cinematografico, ma va messa in connessione anche con l’andamento dell’economia mondiale. Sarà per tutti questi motivi che Peter Jackson e il governo neozelandese si stanno preparando ad una nuova avventura insieme, sempre sulla scia delle storie Tolkeniane, è già stata annunciata l’uscita de “The Hobbit”[5] prevista per l’inverno 2011/2012, sarà sicuramente un successo e spingerà molti altri cineturisti ad intraprendere il viaggio che li porterà all’interno del film.
 
RIGUARDO J.R.R. TOLKIEN
Jhon Ronald Reuel Tolkien nato il 3 Gennaio 1892 a Bloemfontein in Sudafrica, da genitori inglesi, rimase orfano di entrambi i genitori all’età di 12 anni, e fu costretto a cambiare molte casespostandosi con il precettore. Per lui la scuola fu un rifugio da questa vita non facile, e li cementò la sua passione per “le parole” che sua mamma gli aveva trasmesso, e con questa crebbe l’amore per le lingue.Dal 1911 studiò lingua e letteratura inglese a Oxford. Allo scoppio della prima guerra mondiale fu chiamato al fronte e combattè in Francia, durante questo periodo perse tutti i suoi più grandi amici, e si ritrovò ancora solo. Questo influenzò molto il suo modo di scrivere, uno dei temi ricorrenti è infatti la morte. Nei rari momenti di tranquillità scriveva storie su un quaderno, che poi chiamò “I Racconti Perduti”, così nacque la Terra di Mezzo, luogo della fantasia, ma per Tolkien quasi più vero della realtà. In una lettera alla fidanzata Edith Bratt nel 1916 scrisse: « In questo triste pomeriggio piovigginoso, ho letto vecchi appunti di lezioni militari – ed ero già stufo dopo un’ora e mezza. Ho apportato dei ritocchi alla lingua delle fate che ho inventato, per migliorarla. Spesso mi viene voglia di lavorarci ma me lo proibisco perché, anche se mi piace tanto, mi sembra un’occupazione così sciocca! »[6].
Amava a tal punto le lingue da scriverne una propria, la lingua delle fate come lui la chiama.
« Per tutta la vita Tolkien lavorò ininterrottamente alla sua opera, convinto che alla patria che amava tanto, l’Inghilterra, mancasse un vero background di leggende per questo s’impegnò anima e corpo alla creazione di un repertorio di miti anglosassoni »[7] spiega Rayner Unwin - Tolkien’s Publisher.
L’Inghilterra non ha una mitologia propria, ma leggende e miti presi in prestito da altre culture, nemmeno Re Artù dai più creduta inglese è invece originaria da fonti Francesi, Tolkien si risentiva del fatto che le mitologie credute inglesi derivassero in realtà dall’invasione normanna del 1066 e voleva colmare questo vuoto inventando una mitologia inglese, e s’impegnò nella creazione della Terra di Mezzo. Morì senza completare il lavoro di tutta una vita, “Il Silmarillion” lavoro iniziato nel 1917 in trincea fu pubblicato postumo e completato dal figlio Christopher.
 

LA TERRA DI MEZZO E LE SUE CREATURE 
Al centro del Signore degli Anelli ci sono le culture che caratterizzano la Terra di Mezzo: hobbit, nani, elfi, maghi, orchetti, umani, troll, Ent e Uruk-Hai ecc..
Ogni popolazione ha il proprio ricco stile di vita, i propri usi, costumi, miti, modi di vestire ed anche stile nel combattere. Ciascuna è ampiamente descritta, creando l’essenza di un mondo vivente, che respira, proprio al di là della nostra storia.
Per esempio gli Hobbit sono dolci ed attaccati alla natura, un gruppo quasi infantile che vive fuori dei territori. Con un’altezza media di 90 centimetri, le creature dai piedi di pelliccia dimorano all’interno di buche ‘arredate’, sui fianchi delle colline. Amano le cose semplici della vita: fumare la pipa, mangiare e, naturalmente, raccontare delle storie. Vivono per circa 100 anni, diventando adulti all’età di 33 anni.
Gli Elfi,  dall’altra parte, sono esseri magici, nobili, eleganti, il cui tempo passa, ma loro sanno, in maniera un po’ agrodolce, che stanno per passare nel mito. Sebbene possano essere uccisi o morire di dolore, gli elfi sono immortali in quanto non sono soggetti all’invecchiamento ed alle malattie.
I Nani sono bassi ma molto brutali, con un forte, antico senso per la giustizia ed un innato amore per tutte le cose belle. Piccoli di statura, vivono fino a circa 250 anni.
I Maghi sono i più potenti ma possono usare il loro potere sia per il bene che per il male, a seconda di ciò che gli dice il cuore.
Gli Uomini ne Il Signore degli Anelli sono una razza inesperta che sta acquistando pian piano coscienza.
Le altre creature sono ancor più fantastiche:
Gli Ent, coperti di foglie tentano di proteggere i propri fratelli, gli alberi;
Gli Orchetti deformi che combattono per Saruman
 
Vi sono poi 2 categorie a se stanti: i sinistri Ringwraiths, dai mantelli neri non sono né vivi né morti, ma costretti per una maledizione a vivere nella zona crepuscolare di Sauron.
I Fantasmi dell’Anello sono l’immagine del male più riuscita, « pensando all’etimologia di Ringwraiths, Wraith è l’origine di molte parole, come rabbia, wrath, o spirale, wreath , quindi wraith rimanda di più ad una forma che ad una sostanza, infatti sono vuoti e questa loro caratteristica, li fa immaginare senza una vita propria, dipendenti dall’Anello e da Sauron, questo può derivare anche dal fatto che la natura del male de XX secolo è molto impersonale, nella Guerra che anche Tolkien ha vissuto, nessuno si dichiarava mai esecutore diretto, ed il risultato erano le atrocità commesse dai burocrati del XX secolo. »[8] I Fantasmi dell’Anello sono la stessa cosa. Emissari e rappresentanti di un male ancora più potente, persone, anzi re, divenute spettri che invece di essere esemplari non sanno più distinguere tra bene e male, il loro lavoro è il male, ma anche se si impegnano con tutto le loro forze alla fine falliscono, l’Anello che li ha logorati fino a trasformarli in ciò che sono ora colpisce tutti, e Tolkien fa capire che chiunque in certe situazioni può far del male, è un immagine molto realistica e forte.
Il libro affronta argomenti, come questo, che la gente preferisce ignorare, l’Anello stesso è molto complesso, è fondamentale per la storia che non esistano certezze sull’anello, è un elemento malvagio esterno che può condurre tutti a fare del male per cui non ci si può fidare di nessuno, ed alla fine nemmeno di se stessi, perché il subconscio di Frodo alla fine rifiuta la separazione dall’Anello, neormai dipendente anche lui stesso, l’anello non è altro che la rappresentazione materiale del potere, e nonostante lo si possa volere per far del bene, una volta ottenuto non ce ne si vuole più separare e le buone intenzioni svaniscono, in questo l’Anello è un rappresentazione molto moderna.
 
La Terra di Mezzo
La Terra di Mezzo è come un personaggio con una propria autonomia e soggettività, e questo rispecchia la grande conoscenza per l’ecologia che aveva Tolkien, lui non approvava la visione della natura per cui essa è solo una fonte di risorse per l’uomo.
I suoi tempi furono caratterizzati dall’espansione urbana, le città stavano subendo grandissime trasformazioni e s’ingrandivano a vista d’occhio fagocitando tutte le aree circostanti, che da zone per il pascolo verdi e bellissime divennero città industriali.
Nel libro vi è infatti una netta divisione tra i mondi in cui vivono i personaggi positivi e quelli negativi.
Gli Hobbit risiedono in « Buche nel Terreno case costruite dentro le colline verdeggianti della Contea, con i suoi laghi e pascoli »[9] vivono sottoterra quasi a non voler intaccare il paesaggio esterno, sono creature molto rurali, quasi rozze.
Gli Elfi vivono in regni “celestiali” in perfetta armonia con l’ambiente che rispettano e amano, le loro dimore, sono regali ma umane ed in simbiosi con ciò che li circonda.
Gli Uomini sono arroccati in piccole città, ma molto semplici, di pietra chiara, paglia e legno tra grandi pascoli e praterie, fatte comunque di elementi presenti in natura e vivono dei prodotti che la natura gli offre.
Gli Orchi, gli Uruk-ai ed il male in generale vivono in roccaforti fumose e sporche, di pietra nera come cemento, si sviluppano in altezza e fino nelle profondità della terra, sono l’immagine della modernità che viveva Tolkien, del carbone delle macchine a vapore e dell’eliminazione sistematica della natura che viene sfruttata fino all’osso per l’esigenza degli uomini, e così sono anche le città del male, desolate e tristi, grigie, fumose e desertiche.
 
LA TERRA DI MEZZO TRA REALTA’ E FANTASIA
 
Quando Tolkien ha scritto i suoi libri ambientati nella Terra di Mezzo oltre a Elfi, Nani, Troll, Hobbit ecc.. ha creato un altro personaggio, la Terra di Mezzo stessa. Tolkien è stato così preciso che oltre alla lingua degli elfi ha creato anche una terra intera, che non è solamente un luogo idealizzato che scompare dietro ai personaggi ed ai loro dialoghi, è un luogo reale, tangibile, forte di una valenza fisica, un luogo che interagisce con i personaggi, li ostacola o li aiuta.
La Terra di Mezzo ha tutte le caratteristiche che potrebbe avere un qualsiasi luogo descritto dalle guide turistiche, con monti, colline, burroni, pianure, fiumi e paludi, e tutti sono parte della storia.
Le paludi dei campi del Pelenor che attraversano Frodo e Sam per arrivare a Mordor, hanno ospitato la battaglia dei campi del Pelenor e custodisce nelle sue acque stagnanti e putride e corpi di chi ha perso la vita in guerra.
La torre di Sauron a Mordor è costruita su un altopiano brullo e desertico, il cui elemento geografico dominante è il Monte Fato, un vulcano ancora attivo in cui un tempo furono forgiati gli anelli. Mordor è l’immagine di Sauron, l’Oscuro Signore, vicino a lui non sopravvive nulla, tranne fuoco e fiamme. Ma Monte Fato era lì prima di Sauron e prima di Mordor, le vicende si adattano alla Terra di Mezzo che ne diventa protagonista legandosi a doppio filo alle varie vicende.
Anche Gondor è stata edificata tenendo conto della geografia, è la prima città sulla strada di Mordor, edificata a punta di lancia per difendersi, fatta a cerchi concentrici sempre in funzione difensiva, ha davanti i suoi imponenti cancelli un enorme pianura che gli consente di vedere l’avanzata dei nemici. La possiamo vedere quando un pungolo di uomini di Gondor guidati da Faramir, la solca galoppando contro gli orchetti. Ma condor ha anche un avamposto, come le migliori città medievali, Osghiliat si frappone tra male e bene e fino all’attacco finale di Mordor resiste ad ogni ondata di nuovi attacchi.
Tolkien è stato molto attento a curare che la Terra di Mezzo rispondesse alle varie esigenze della storia e contemporaneamente l’ha adattata alle varie razze, in modo che tutti potessero avere il proprio habitat specifico. La catena del Caradhras fa da tetto alle miniere di Moria, e ai nani che, avidi di ricchezze vi vivono scavando sempre più in profondità. Ma non sono solo grotte dentro le montagne, sono regni sotterranei degli del più grande dei re. Inoltre Tolkien riesce anche ad associare le varie razze ai luoghi in cui vivono, i nani sono bassi, tozzi, paffuti e rozzi, ma forti e determinati, e il loro habitat li rispecchia sotto molti aspetti, duri come la roccia che gli fa da giaciglio, forti come essa, avidi come la terra che contiene le ricchezze che bramano e resistenti. Gli elfi invece sono l’esatto opposto questo spiega anche il motivo per cui le due razze non si sono mai amate. Gli elfi sono eleganti, raffinati, alti e quasi sinuosi, vivono tra la natura, tra i boschi e come gli alberi sono flessibili ma forti, sono mobili e sinuosi.
Lothlorien è il cuore della foresta e gli elfi qui vivono sugli alberi al riparo da chiunque non sappia dove cercarli, così è anche Gran Burrone, luogo magico ed incantato come Elrond ed Arwen che ne sono i rappresentanti, nascosto alla vista dei più ed immerso nella natura.
Si nota subito da differenza con le dimore degli uomini, più pratiche e semplici, il palazzo di Edoras, capitale di Rohan è un palazzo che per certi versi ricorda le antiche dimore vichinghe, isolato sopra ad un colle sorvegli e veglia sul territorio che lo circonda, anche qui come a Gondor la funzione è prevalentemente difensiva.
La Contea è come i suoi abitanti, semplice e agreste, quasi insignificante per il mondo esterno, pochi conoscono questo luogo di piccoli uomini, perché la Contea è isolata e come i suoi abitanti vuole rimanerlo, e così Tolkien l’ha disposta in un terreno abbastanza lontano da tutto, ma non così tanto da rimanere isolata agli sconvolgimenti del mondo. Gli Hobbit ricordano vagamente i contadini di sessanta settanta anni fa, legati alla terra e alla famiglia, rudi e rozzi, che vivevano del poco che avevano e che del resto poco gli importava, così sono gli Hobbit e così la Contea.
La Terra di Mezzo tolkeniana non è solo il palcoscenico su cui i fatti prendono vita, ma parte integrate della scena, e non è stato difficile per Jackson legare la Nuova Zelanda alla Terra di Mezzo avendo questa una valenza così forte. Inoltre la Nuova Zelanda ha tutti i paesaggi sopra elencati ed è uno dei pochi luoghi rimasti al mondo in cui la natura la fa ancora da padrona, il rapporto tra persone e territorio mette in chiara evidenza che il paese è fortemente disabitato rispetto quello che potrebbe essere, inoltre non ha un terreno inospitale, anzi, pianure, boschi e colline la rendono un luogo da sogno, un luogo dove tornare indietro nei tempi, pur essendo vicino alla modernità.
In Nuova Zelanda convivo le grandi e tecnologiche città come Auckland affianco alle sterminate distese boschive, alle spiagge chilometriche e alle imponenti montagne. Questo luogo così medievale ed incontaminato non poteva non diventare la Terra di Mezzo, e Jackson che è neozelandese lo sapeva, ed ha fatto la mossa giusta, una mossa che ha dato nuovo input all’economia di questo paese e che ha fatto conoscere le bellezze naturali di quest’ ultimo angolo di paradiso al mondo intero, trasportandolo sullo schermo.
 
 
TRAMA DEL SIGNORE DEGLI ANELLI 
Il Signore degli Anelli racconta di un tempo antico in cui Sauron dopo aver insegnato agli elfi come creare degli anelli magici ne aveva forgiati venti. Tre per gli elfi, sette per i nani, nove per gli uomini, ed infine un unico anello per se stesso, il più potente di tutti che serviva per dominare gli altri, e sottomettere i portatori al potere dell’unico. Gli elfi rendendosi conto dell'inganno di Sauron nascosero i propri anelli. I sette anelli dei nani vennero successivamente distrutti o ripresi da Sauron, mentre i nove anelli destinati alla razza umana finirono per rendere schiavi al servizio di Sauron i re-negromanti a cui erano stati dati, finendo poi per diventare i Nazgul, creature simili a spettri, ma in grado di interagire con il mondo reale. Nella grande battaglia dei campi del Pelenor una grande coalizione guidata da Gil Galad uno dei signori degli elfi e da Elendil, il re di Gondor si scontrò con l’Oscuro Signore e lo sconfisse. Gil Galad ed Elendil vennero uccisi da Sauron ma Isildur, il figlio di Elendil, riuscì con un gesto disperato a tagliare il dito su cui Sauron portava l'anello e si impossessò così del prezioso oggetto costringendo Sauron, privato di gran parte della sua forza a lasciare il campo. Ma l’anello non portò fortuna ad Isildur che dopo qualche tempo cadde vittima di un agguato degli orchi, e in quell’occasione perse anche l’anello che finì sul fondale sabbioso del fiume Anduin. Lì vi rimase per centinaia di anni fino a quando non venne trovato per caso da due fratelli simili ad hobbit. Subito la natura nefasta del magico oggetto si manifestò portando io due fratelli a contendersi la proprietà dell’anello fino alla morte di uno dei due. L’assassino che poi sarebbe diventato Gollum si rifugiò tra le caverne della zona dove dopo lunghi anni arrivò casualmente Bilbo Baggins. Bilbo gli sottrasse l’anello ma stupidamente gli rivelò il vero nome. Proprio questa sciocca rivelazione è alla base delle peregrinazioni di Frodo poiché quel nome condurrà Sauron ed i suoi Nazgul alla Contea.

 
LA COMPAGNIA DELL’ANELLO
La storia di Frodo inizia quando Bilbo, suo zio, dopo aver sottratto l’anello a Gollum torna a vivere nella Contea, ma non è ancora a conoscenza della vera natura dell'oggetto. Di frequente Bilbo riceve le visite di Gandalf, lo stregone che gli era accanto quando è venuto in possesso dell'anello, e suo grande amico di vecchissima data. Gandalf non senza fatica convince Bilbo a lasciare l'anello in eredità al nipote Frodo, e dopo averlo fatto abbandona la Contea. L'anello passa così a Frodo. Ma dopo qualche anno Gandalf ritorna alla Contea, insospettito dalla longevità di Bilbo getta l'anello nel fuoco del camino e subito ha la prova di quanto sospettava da tempo, quell'anello è l'anello di Sauron. Gandalf spiega a Frodo la pericolosità dell’anello e che purtroppo l’unico modo per distruggerlo è lanciarlo nella voragine di Monte Fato, un vulcano vicinissimo alla Torre Oscura, la fortezza in cui vive Sauron. L’Oscuro Signore intanto ha riacquistato la sua antica forza e si prepara a muovere guerra per asservire i popoli liberi della Terra di Mezzo. Gandalf consiglia Frodo di fuggire dalla Contea temendo per la vita del ragazzo, così in fretta e furia Frodo parte alla volta di Gran Burrone, la dimora di Elrond, signore degli elfi, e fargli da spalla lungo l’intrepido viaggi ci sono Sam, il suo giardiniere, Marry e Pipino, amici di lunga data. I quattro hobbit si allontanano dalla loro amata Contea giusto in tempo, perché i Nazgul, che hanno assunto sembianze di cavalieri neri, sono già sulle loro tracce. Sauron dopo aver catturato Gollum è riuscito, con terribili torture, a sapere il nome di chi gli aveva rubato l’anello, e quel nome l’aveva condotto a casa Baggins.
Gli hobbit per sfuggire ai servi di Sauron prendono una tortuosa via che li porta ad affrontare due momenti di grande difficoltà: vengono imprigionati dagli alberi della Vecchia Foresta e catturati da uno spettro dei tumuli. In entrambe le occasioni vengono salvati da Tom Bombadil , un misterioso personaggio, su cui l'anello non ha alcun potere. Con molta fatica riescono ad arrivare a Brea, dove alla locanda del “Puledro Impennato” incontrano Aragorn, mandato da Gandalf e suo amico fidato. Il ramingo non è altri che il discendenti di Isildur, ma ha rinnegato il regno e la discendenza per la paura di avere le stesse debolezze dell’antenato. Gandalf non si presenta all’appuntamento a Brea perché dopo essere stato chiamato ad Isengard da Saruman, il più potente degli appartenenti al suo ordine, è da questi rinchiuso sulle torre della fortezza a causa del rifiuto di Gandalf di aiutarlo ad impossessarsi della anello. Dopo lunghi giorni di prigionia Gandalf il Grigio riuscirà a fuggire grazie all’intervento di Gwahir, un'aquila gigantesca che lo preleverà dalla torre. Nel mentre gli hobbit accompagnati da Aragorn sono ancora inseguiti dai Nazgul. Nella notte i cavalieri neri li raggiungono a Colle Vento, nello scontro Frodo viene ferito da una pugnalata, e solo grazie ad Aragorn ed al suo coraggio riescono a salvarsi. Prontamente il piccolo gruppo riparte anche perché la ferita di Frodo peggiora, a causa di una scheggia della lama con cui è stato colpito che si fa strada verso il cuore. Un paio di settimane dopo i cinque compagni arrivano al guado del Bruinen, dove sono soccorsi da Glorfindel un signore degli elfi. Frodo faticosamente riesce ad attraversare il guado, ed i Nazgul vengono investiti da un’inondazione scatenata da Gandalf, ma purtroppo la ucciderà solo i loro cavalli. Giungono finalmente a Gran Burrone dove Elrond ha fatto riunire un consiglio tra le diverse persone e razze giunte da ogni parte dalla terra di mezzo per decidere il da farsi. Dopo lunghi dibattiti si decide di creare una compagnia di nove persone e guidata da Gandalf: oltre ai quattro hobbit ed ad Aragorn ne fanno parte anche Legolas, un elfo, Gimli, un nano, e Boromir il figlio di Denethor il Sovrintendente di Gondor giunto da Elrond per chiedere aiuto dato che gli eserciti di Sauron sono pronti a scagliarsi contro la sua città. L’obbiettivo della compagnia è di accompagnare e proteggere Frodo, il portatore dell’anello fino al Monte Fato, dove l'anello deve essere gettato per essere distrutto. Prima di partire Frodo incontra il vecchio Bilbo che alla casa di Elrond sta scrivendo un libro sulle sue avventure. Così la compagnia parte ma la strada si rivela subito difficoltosa, Saruman utilizzando le sue arti magiche obbliga la compagnia a deviare la strada verso le pericolose miniere di Moria. In agguato tra le tenebre in questo posto tetro e buio li attendono centinaia di Orchi e un pericolo ancora più grande: un Barlog, un demone utilizzato anticamente dallo spirito del Male, Melkor per torturare i prigionieri. Dopo un duro scontro la compagnia riesce a fuggire, Gandalf deve ancora cimentarsi con la prova più dura, sconfiggere il Barlog, durante la lotta i due cadono nelle profondità di Moria, gettando nello sconforto il resto della compagnia che oltre ad aver perso la guida ha perso un grande amico. Il proseguo del loro cammino li porta a Lothlorien, un magico reame creato dagli elfi nella foresta, ma una nuova minaccia incombe, Gollum, la creatura fuggita dalla fortezza di Sauron rivuole a tutti i costi l’anello e sta seguendo i passi della compagnia per riprenderselo. A Lothlorien la compagnia si ferma per qualche giorno, la regina degli elfi Galadriel fa loro alcuni doni e mostra a Frodo alcune potenziali scene del futuro che lo attende. Qualche giorno più tardi gli otto compagni riprendono il viaggio via fiume grazie a delle barche avute da Galadriel, ma poco dopo superato gli Argonath vengono attaccati dagli orchi e decidono di fermarsi per vedere il da farsi. L’anello intanto sta corrompendo gli animi degli uomini della compagnia ed è a causa di questo che Boromir che tenta di impadronirsi dell'anello attaccando Frodo. Il giovane hobbit riesce a scappare e raggiunto da Sam si allontanano da soli verso Mordor, la terra di Sauron. La compagnia già privata di un elemento si divide definitivamente e prende strade diverse, pur mantenendo il medesimo obbiettivo.
 
LE DUE TORRI
Il gruppo subisce così una prima divisione, ma immediatamente dopo l’allontanamento di Frodo, un gruppo di orchi attacca la parte rimanente della compagnia. Boromir cerca di difendere Marry e Pipino cercando anche di alleviare il suo senso di colpa nei confronti di Frodo, ma perisce nello scontro contro il capo degli Uruk-hai. Aragorn cerca di soccorrere Boromir, Marry e Pipino ma tutti i suoi sforzi fallisco, e i due hobbit vengono rapiti. Aragorn, Legolas e Gimli decidono di mettersi all'inseguimento degli orchetti e salvare i loro piccoli compagni lasciando che Frodo vada incontro al suo destino. L'inseguimento senza sosta li porterà sempre vicini agli orchi ma non riusciranno a raggiungerli, solo l’incontro con Eomer, capo militare dei regno di Rohan, aiuterà i tre a capire che gli uomini del Mark hanno ucciso gli Orchi che avevano imprigionato gli hobbit, ma di quest'ultimi non c'è traccia. Marry e Pipino approfittando dell'attacco dei cavalieri di Rohan riescono a fuggire, ma si inoltrano nella foresta di Fangorn. Un bosco abitato dagli Ent, creature simili agli alberi ma dotati di intelligenza e capacità di movimento. Ma i due piccoli hobbit faranno due incontri sorprendenti, il primo con Barbalbero, il capo degli Ent, l’altro ancora più inaspettato con Gandalf, che gli appare nelle vesti di uno stregone bianco, proprio come Saruman, e gli spiega di essere riuscito ad uccidere il Barlog dopo un lungo combattimento, e di essere giunto a Fangor per fermare definitivamente Saruman che nelle fucine di Isengard si prepara ad attaccare il regno di Rohan, creando un enorme esercito con il quale spera di recuperare l’anello e prendere il posto di Sauron. Poco dopo anche Aragorn, Legolas e Gimli giungono a Fangor sulle tracce dei giovani hobbit, e anche loro incontrano Gandalf. I tre consigliati da Gandalf si dirigono ad Edoras, capitale del regno di Rohan. Una volta giunti si trovano ad affrontare un nuovo problema, Theoden, re di Rohan e sotto l’influenza di Saruman, a causa di Vermilinguo, ufficialmente consigliere del re in realtà spia di Saruman. Solamente grazie ai nuovi poteri di Gandalf riusciranno a far rinsavire il re, e si prepareranno a combattere Saruman pur avendo un esercito molto inferiore. Le forze di Rohan a cui si sono uniti Aragorn, Gimli e Legolas preparano una difensiva al fosso di Helm, lo scontro inizia al tramonto e dura tutta la notte, solo l’intervento degli Ent, chiamati da Gandalf, riesce a disperdere e distruggere l’esercito di Saruman all’imboccatura del fosso di Helm. Ma non solo, gli Ent attaccano anche Isengard, dimora di Saruman che vie rasa al suolo. Aragorn, Gimli, Legolas e Gandalf si dirigono ad Isengard dove con gioia rincontrano Marry e Pipino e dove Gandalf una volta distrutto il bastone del comando di Saruman lo manda in esilio assieme a Vermilinguo. Ma non c’è nemmeno il tempo per festeggiare, perché Sauron si prepara ad attaccare Minas Thirit, capitale di Gondor, Gandalf con Pipino al seguito parte verso la città, ma sulla sua strada incontrerà un Nazgul, reso più forte dall’Oscuro Signore e dotato di un drago alato come destriero. Contemporaneamente Frodo e Sam proseguono il loro viaggio verso Mordor, ma accortisi della presenza di Gollum lo hanno catturato ed obbligato a fargli da guida tra i tortuosi sentieri che conducono a Monte Fato. Trovatesi dinanzi ai neri cancelli che chiudono Mordor gli hobbit si accorgono che è impossibile passare, ma suggerisce loro una strada alternativa, passe tra le tortuose scale di Cirith Ungol, la torre di guardia di Minas Morgul. Con questo gesto Gollum cerca di dimostrare fedeltà a Frodo ma in cuor suo brama il tradimento per potersi riappropriare del suo tesoro, l’anello. Lungo la strada la strana compagnia fa la conoscenza di Faramir, fratello di Boromir, che si trova in quelle zone per attaccare i sudroni, uomini del sud alleati a Sauron, ripreso il cammino si inoltrano tra le gallerie di Cirith Ungol, ma ad attenderli c’è Shelob, un gigantesco ragno che d’accordo con Gollum, attacca Frodo e Sam, i due dopo una colluttazione si ritrovano in svantaggio, Shelob riesce a catturare Frodo e Sam nonostante riesca a ferirla è costretto alla fuga, ma riesce a portare con se l’anello e la spada di Frodo. Solo in un secondo momento scoprirà che Frodo non è morto ma solo addormentato dal veleno del ragno, che preferisce mangiare vive le sue prede. Tornando rapidamente dove aveva abbandonato il corpo scopre che gli orchi, destati dall’attività di Shelob hanno trovato il corpo e lo hanno portato a Minas Morgul, ma sono già lontani e il cancello è sbarrato. Frodo è ancora vivo ma prigioniero del nemico ed entro poco tempo si sveglierà.
 
IL RITORNO DEL RE
Il ritorno del re come il capitolo precedente si sviluppa seguendo le storie separate dei personaggi. I primi che incontriamo sono Gandalf e Pipino. Giunti a Gondor trovano la città già in guerra contro l’oscuro signore, il Sovrintendente Denethor sull’orlo della folli vuole sapere tutto sulla morte del figlio Boromir disinteressandosi completamente del destino della sua città, intanto l’esercito di Mordor comandato dal signore dei Nazgul cinge d’assedio la città ed uno degli ultimi a salvarsi è Faramir che colpito da una freccia avvelenata rischia la morte. Il rischio di morte del figlio minore fa impazzire definitivamente il vecchio Denethor che si da fuoco insieme al figlio, solo l’intervento di Pipino salverà la vita a Faramir, mente il padre morirà tra le fiamme. Privati delle guida gli uomini di Gondor sembrano soccombere sotto i colpi dei nemici che nonostante gli sforzi da Gandalf riescono ad abbattere le porte ed entrare nella città. Quando Gondor sembra sconfitta arriva in suo soccorso l’esercito di Rohan guidato da Theoden e con lui la nipote Eowyn in incognito vestita da uomo che cavalca assieme a Merry. Lo scontro tra i due eserciti ha inizio, ed è terribile, Theoden muore in battaglia mentre Eowyn e Marry riescono ad uccidere il signore dei Nazgul dimostrando il loro valore. Un grande aiuto giungerà con l’arrivo di Aragorn che dopo aver intrapreso il sentiero dei morti porterà con se un esercito di spettri, di non – morti che in cambio dell’aiuto riceveranno la liberazione dello spirito, al passaggio degli spettri l’esercito di Sauron viene distrutto e la battaglia vinta.
Immediatamente viene deciso di istituire un esercito di settemila uomini, che giunto davanti al nero cancello cerca di distrarre Sauron, i Nazgul e gli orchetti facendo in modo di agevolare la missione di Frodo. Intanto nella torre di Minas Morgul dove Frodo è prigioniero si scatena una rissa tra gli orchetti che si contendono l’armatura di Frodo, regalatagli da Bilbo e fatta di Mithril, un materiale resistentissimo e di grande valore. Approfittando della rissa Sam entra nella torre e dopo aver ferito l’orchetto rimasto vivo recupera Frodo e fuggono verso Mon te Fato. Man mano che i due hobbit si avvicinano al luogo in cui l’anello è stato forgiato è sempre più difficile per Frodo resistere all’anello che vuole tornare dal suo padrone. Una volta giunti all’interno del Monte Fato Frodo si rende conto di non riuscire a gettarlo tra le fiamme, di essere diventato lui stesso schiavo dell’anello, ma l’arrivo inaspettato di Gollum lo obbligherà ad indossare l’anello per fuggire, questo richiama l’attenzione di Sauron che manda i Nazgul a recuperare il prezioso anello. In un ultimo tentativo disperato Gollum si lancia su Frodo gli stacca il dito che indossava l’anello con un morso ma scivola e cade tra la lava del vulcano. Con la morte di Gollum viene distrutto anche l’anello e con esso Sauron, i Nazgul e tutti gli orchetti, Frodo e Sam si salveranno grazie all’intervento delle aquile condotte da Gandalf. Il male è stato sconfitto e l’Oscuro Signore distrutto per sempre. Finalmente la compagnia si riunisce, e finalmente possono festeggiare la riuscita della loro missione, ma non solo, Aragorn prende finalmente il posto che gli spetta e diventa re di Gondor e dopo il matrimonio avrà al suo fianco la bella Arwen stella del vespro. Ma la pace dura poco per i piccoli hobbit, tornati alla contea scoprono che Saruman e Vermilinguo con un piccolo esercito si sono impadroniti della loro terra natale, così decidono di raccogliere le ultime forze ed istituito un esercito di connazionali affrontano Saruman e lo uccidono, distruggono il suo esercito e si riappropriano della loro terra. La pace torna nella Contea, ma le emozioni non sono finite, infatti Frodo ancora molto soffrente per le ferite riportate nella guerra contro Sauron e sentendosi ormai stretta la vita nella contea decide di abbandonare i suoi amici e parte dai Porti Grigi verso le terre di Valinor al di là del mare, dove vivono gli elfi, ed abbandonerà per sempre la Terra di Mezzo.
 
IL RAPPORTO TRA TOLKIEN E LA SUA MITOLOGIA

“Lo Hobbit” primo libro di Tolkien, si racconta nacque per caso mentre correggeva degli esami dopo essere diventato professore di lingua anglosassone ad Oxford, scrisse su un foglio “In una buca nel terreno viveva un Hobbit”, e poco dopo fu pubblicato, ma questo fa parte dell’aurea mitologica che circonda questo grande scrittore, poiché mentre creava la sua mitologia, ne è diventato parte lui stesso.
Dato il successo del primo libro Unwin convinse Tolkien a scrivere un seguito, nacque così “Il Signore Degli Anelli”. « Tolkien iniziò a scrivere alla cieca, senza uno schema, si capisce dal manoscritto »[10] spiega Humphrey Carpenter, « Tolkien aveva già delineato anni prima la geologia, la geografia e la storia, per lui era reale quanto la storia »[11] dice Unwin.
Ma per Tolkien, “Il Signore Degli anelli” era solo la punta di un iceberg di ciò che voleva realizzare, il lavoro è di tale profondità che trascende la definizione di “romanzo”, « Desideravo farlo per la mia soddisfazione personale, non speravo che altri si sarebbero interessati al mio libro, soprattutto perché dettato da ispirazione linguistica, voleva infatti fornire una storia alla lingua elfica »[12] affermò lo stesso Tolkien.
Il primo volume fu pubblicato nel 1954 dopo 12 anni di lavoro, e nel XX Secolo divenne il secondo libro più letto al mondo dopo la Bibbia. « Si sentì soddisfatto di questo, ma c’era in fondo un senso di rivincita, tutti gli avevano sempre detto che stava sprecando le sue energie »[13] afferma Humphrey Carpenter.
Ma la fama del “Signore Degli Anelli” continua ancora oggi, ed è dovuta a temi basilari per l’esistenza umana. E’ esemplare per come spiega che si può essere coraggiosi senza aver coraggio, che si può andare avanti e ritrovare la speranza anche quando sembra non essercene più, non si può aver coraggio senza aver paura, Frodo è piccolino e deve affrontare forze inimmaginabili, per questo motivo è un meraviglioso eroe, ma senza gli altri della compagnia avrebbe fallito, Tolkien mette in evidenza, l’amicizia, il pluralismo; è multirazziale e multiculturale, dimostra che non serve a nulla l’eroismo individuale, e questo è opposto a Mordor, l’Unico, “Un Anello per domarli”.
Le affermazioni più significative nel libro sono degli elfi che hanno combattuto “La Lunga Sconfitta” sapevano che avrebbero perduto da migliaia di anni ma continuarono a lottare finché non furono sconfitti, il coraggio si dimostra perseverando anche quando la speranza è morta.
E’ nei momenti più bui che l’Occhio di Sauron inizia a vedere davvero, quando tocchi il fondo e sembra non esserci più via d’uscita, allora vedi tutto più chiaramente e trovi dentro di te la forza di andare avanti, l’enfasi sul coraggio di fronte ad eventi disastrosi è tipica del punto di vista pagano, combatti anche se sai di essere destinato a perdere. La storia è interessante perché il successo non è mai garantito, nessuno può predite cosa accadrà, più che una semplice lotta tra bene e male, mostra la volontà di combattere anche a costo della vita,per difendere gli amati valori del proprio mondo.
“Il signore degli Anelli” è un libro che si è sempre accostato alla modernità, Tolkien non approvava analogie tra il suo lavoro e quest’ultima.
Molti hanno visto nell’opera Tolkieniana la rivisitazione degli schieramenti della Seconda Guerra Mondiale, i nazisti lo hanno usato come strumento di propaganda del proprio potere, infatti Mordor è localizzata ad ovest dove vi era anche il seme del comunismo, gli elfi le creature perfette, erano biondi con gli occhi azzurri ed alti come la razza ariana che Hitler riteneva l’unica degna, ma Tolkien negava di essersi ispirato alla Seconda Guerra Mondiale e all’ascesa di Hitler, e riteneva inadeguato ridurre il lavoro di cinquant’anni in base al pensiero politico moderno, lui stesso nella prefazione insiste con forza che non si tratta di un’allegoria « In merito al significato nascosto o al messaggio,per l’autore non esistono, non è né allegorico né topico, ho una garbata avversione per l’allegoria, è così da quando sono maturo abbastanza da prendere coscienza della sua esistenza, prediligo la storia vera o fittizia facilmente applicabile alle reali esperienze dei lettori, molti confondono l’allegoria con l’applicabilità, ma l’una risiede nella libertà del lettore l’altra nel dominio dell’autore ».[14]
Per allegoria, Tolkien intende qualcosa che può essere sostituito, l’Anello rappresenta, per esempio, l’energia nucleare, questo tipo di interpretazione riduttiva è esattamente ciò che Tolkien voleva evitare, il suo genio consiste anche nel non aver scritto un’allegoria , i lettori di tutti i tempi trovano parallelismi con la loro esistenza proprio grazie a quella che lui definiva applicabilità, che assegna un significato preciso a ciò che si legge.
 
PETER JACKSON
È nato la notte di Halloween del 1961, quando nacque Peter Jackson, che quasi fosse segno del destino nel suo futuro s’interesserà principalmente del fantastico. All'età di otto anni, già cominciò a girare dei piccoli cortometraggi con gli amici, con tanto d’effetti speciali e con la cinepresa Super8 di famiglia. All'età di 17, abbandona il Kapiti College per fare un lungo apprendistato come fotografo. Con i primi stipendi guadagnati, acquista una telecamera 16mm e con quella realizza il suo primo vero cortometraggio The Valley (1976), che poi successivamente sarà ampliato in un film.
Fuori di testa (1987), questo è il titolo del suo primo film, trova la sua realizzazione grazie ai contributi della New Zeland Film Commission. Il prodotto è notevole, contando il fatto che Peter Jackson si occupa praticamente di tutto, dagli effetti speciali al trucco, fino alla scenografia, e gli viene data ancora fiducia quando esprime il desiderio di realizzare un cartone animato. Durante questa seconda fase della sua carriera conosce Fran Walsh che prima diverrà una delle sue più grandi collaboratrici e poi lo sposerà, dandogli due figli Billy e Katie Jackson.
Dopo Meet the Feebles (1989), segue la pellicola horror cult Splatters – Gli Schizzacervelli (1992), storia di una scimmia mannara il cui morso scatena un'epidemia di morti viventi. La pellicola, per quanto assurda, è piacevole e partecipa a numerose premiazioni, oltre a essere premiata con il prestigioso Saturn Award, l'Oscar dell'horror. Dopo una breve ma intensa collaborazione con Tony Hiles, per il quale si presta come secondo assistente regista nella pellicola Jack Brown Genius (1994), firma Creature del cielo (1994), pellicola drammatica con Kate Winslet che vince il Leone d'Argento a Venezia e viene nominata all'Oscar per la migliore sceneggiatura. La storia raccontata è quella vera di due bambine neozelandesi, morbosamente amiche che, venute a conoscenza della separazione imminente, decidono di eliminare chi minaccia il loro legame: la madre di una di loro.
Con un successo tale, Hollywood lo reclama repentinamente fra i suoi registi e, nel 1996, Jackson firma l'horror Sospesi nel tempo (1996) con Michael J. Fox, collaborando anche con Robert Zemeckis per gli effetti visivi di Contact (1997). Da quel momento in poi, la mente di Peter Jackson sarà impegnata in un'impresa titanica: portare sul grande schermo il romanzo di Tolkien "Il Signore degli Anelli". Il lavoro è immane, ma Jackson pensa di avere la stoffa necessaria per poterlo fare. Legge il libro, fa una prima scrematura delle parti da togliere e quelle da tenere, scrive e riscrive mille volte il soggetto, butta giù le prime sceneggiature, sceglie la migliore, lavora al layout, cerca gli attori, le location e inizia a girare. Nel 2001, l'opera è pronta per essere distribuita. Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell'Anello (2001), primo libro della trilogia fantasy esce nelle sale e Peter Jackson diventa il Signore degli Incassi. Un successo così era stato replicato solo da George Lucas con la trilogia di Star Wars[15]. Il mondo impazzisce per le avventure dell'Anello del Potere e dell'hobbit Frodo, nonché del suo gruppo d’amici. Effetti speciali da perdere il fiato, scenografie stupende siano essere reali o elettroniche. Crea e lancia nuovi volti, fra cui Vigo Mortensen (fino ad allora costretto a ruoli secondari di poco spessore) e Orlando Bloom, ritrova bambini prodigio che si credevano persi (Elijah Wood e Sean Austin), da lustro a Ian Holm e Ian McKellen, Christopher Lee e offre stati di grazia alle belle Liv Tyler e Cate Blanchett. La saga continua con Le due Torri (2002) e Il ritorno del Re (2004) e in toto, Jackson conquista un Golden Globe (miglior regista per Il ritorno del Re), una miriade di nomination all'Oscar, e le statuette come miglior regista e miglior film che divide con la moglie. Così come dividerà anche la laurea ad honorem data dalla Massey University e l'Ordine di Merito della Nuova Zelanda.
Da sempre amante del film King Kong del 1933, decide di girare un remake e firma l'omonimo King Kong (2005), con Naomi Watts, Jack Black e Adrien Brody, che però conquista solo Oscar tecnici. Padrone delle compagnie cinematografiche WingNut Films, Weta Limited e Three Foot Six, merita pienamente il nomignolo di King Jackson! 
 
 
DAL LIBRO ALLA SCENEGGIATURA
Nel film spiega il regista Peter Jackson « Non ci interessava mettere noi stessi, doveva contenere solo ciò che a Tolkien stava più a cuore.Tutto il team che ha lavorato alla realizzazione di questo capolavoro aveva letto il libro, la maggioranza ancora durante l’adolescenza, come Jackson, Andrei Lesine, direttore della fotografia, e Daniel Falconer, disegnatore e scultore per la Weta Workshop, e anche molti degli attori come Sean Bean , Boromir, e Dominic Monaghan, Merry.
Nel film spiega il regista Peter Jackson « Non ci interessava mettere noi stessi, doveva contenere solo ciò che a Tolkien stava più a cuore.Tutto il team che ha lavorato alla realizzazione di questo capolavoro aveva letto il libro, la maggioranza ancora durante l’adolescenza, come Jackson, Andrei Lesine, direttore della fotografia, e Daniel Falconer, disegnatore e scultore per la Weta Workshop, e anche molti degli attori come Sean Bean , Boromir, e Dominic Monaghan, Merry.
Per poter trasformare un libro di più di mille pagine in un film dovemmo fare un enorme sforzo di sintesi per decodificarlo a fondo e poter poi dare disposizioni per le scene »[16] spiega il regista Peter Jackson.
La prima casa di produzione ad investire nel progetto fu la Miramax, che però voleva un unico film, « Peter disse che non poteva dire tutto in un solo film così dovemmo trovare altri finanziamenti per terminare tutti e tre i film »[17] spiega Barrie Osburne, Producer.
Jackson tramite il suo amico Mark Ordesky dirigente della New Line riuscì a convincere la casa di produzione a finanziare gli altri due film, così ristrutturata e suddivisa la sceneggiatura in tre parti iniziò il lavoro di rivisitazione e perfezionamento.
In questa fase lavorarono tutti assieme,il regista, gli attori, i produttori, i disegnatori e molti altri per poter adattare la storia, per quanto possibile agli attori, Questa fase creò delle sinergie molto forti tra regista ed attori e plasmò la storia a misura d’uomo, ogni idea veniva vagliata e valutata. Ed il risultato artistico di questo lavoro è strepitoso.
La rappresentazione del prologo fu un idea di Peter Jackson, per far capire alla gente esattamente di cosa si stava parlando, per condurli immediatamente e senza errori all’interno del film, infatti in non più di quattro pagine di sceneggiatura e cinque minuti di film si capiscono chiaramente punti rilevanti ai fini dell’intera storia, come Isildur, colui che avendone la possibilità non ha distrutto l’Anello, Narsil, la spada che eliminò la figura fisica di Sauron, la battaglia di Dagorlad dove Sauron venne sconfitto la prima volta, l’immortalità degli elfi e come e perché l’anello è andato perduto.
Ogni personaggio per i tempi televisivi è stato rielaborato, senza intaccare lo spirito che ne da il libro, ma viene adattato a delle tempistiche televisive che gli danno spazio e lo tolgono, Arwen la donna elfo amata da Aragorn acquista nel film molta più visibilità ed importanza rispetto al libro, la sua relazione con il ramingo viene rimarcata emessa in primo piano anche se nel libro Tolkien l’accenna appena, la sua figura è sempre estremamente positiva, ha una fiducia cieca nella compagnia e nei suoi amici, ed è pronta a rinunciare all’immortalità per amore.
Marry e Pipino vengono valorizzati fin dalle scene iniziali e subito i loro personaggi si palesano come irrimediabili giocherelloni e perditempo, ma lentamente nella storia acquisiscono uno spessore rapportato alla loro crescita morale, sono personaggi in continua evoluzione.
Lungo tutto il processo di elaborazione del film nonostante qualcosa s’allontanasse dal libro i contenuti e i valori proposti sono rimasti intatti è il libro il punto di partenza e di arrivo di tutto il fenomeno generato dal “Signore degli anelli”.
 

LA PRE-VISUALIZZAZIONE DELLA STORIA
In un’intervista Peter Jackson spiega le difficoltà di passare da un libro impegnativo come “Il Signore degli anelli” al film. Alle spalle vi è un lavoro di pianificazione molto dettagliato per evitare di avere scene troppo lunghe o troppo poco, bisognava avere un’idea precisa di ogni scena per poter far fruttare al meglio mezzi materiali e cast. Jackson aveva lo story board (semplici disegni bidimensionali) di tutto il film e pre-visualizzava ciò che voleva ottenere da ogni singola scena. In questo modo riesce a ridurre notevolmente costi e tempi per la realizzazione di ogni film, ed in particolare per un film complesso come “Il signore degli anelli”.
La fase successiva è la digitalizzazione ed il montaggio degli story board per avere una specie di versione del film bidimensionale ed in bianco e nero, l’animatic, al quale viene aggiunta una traccia sonora per avere un’idea completa del film.
Si ottiene così un fumetto sullo schermo con tanto di voci e musica.
A completare gli story board Jackson aggiunse le riprese dei luoghi chiave del film riprodotti in modellini e ripresi con micro-telecamere per dare un’idea delle proporzioni tra luoghi e personaggi e tra i vari personaggi e ovviamente per capire i movimenti di macchina più utili all’inquadratura.
Ma Jackson grazie anche ad alcuni suggerimenti di George Lucas (produttore di Guerre Stellari) volle superare questa preparazione del film, e creò la vera e propria pre-visualizzazione del film, o pre-viz, ossia una riproduzione tridimensionale fatta al computer di tutto il film[18].
 
 
LA CREAZIONE DELLA TERRA DI MEZZO
Per la creazione della terra di mezzo Jackson si è affidato a due dei più grandi disegnatori Tolkeniani, Alan Lee e John Howe, chiamati come disegnatori concettuali, lavorarono inizialmente affianco alla Weta, studio scenografico neozelandese, dove i giovani scenografi appresero tutto quello che potevano sulla terra di mezzo, creavano i disegni di ogni singola figura e cosa trasformando poi i disegni scelti da Jackson in sculture.
Grant Major, Production Deigner spiega « Questo è il primo grande progetto per noi e per la Nuova Zelanda »[19].
Questo team di scenografici cercò di dare una personalità unica ad ogni cultura ed in questo aiutavano anche l’abbigliamento, i movimenti, i colori, le forme di armi ed armature, gli stemmi ecc.. qualsiasi arma o edificio doveva essere identificativo della cultura di appartenenza. Ne derivò uno stile iconografico elementare, i nani sono quadrati, rigidi e robusti come i relativi personaggi, il mondo elfica è poetico, grazioso ed elegante, in questo modo si suggeriva un’idea generale di storia dell’arte.
Da qui parte la creazione della terra di mezzo.
Per realizzare la Contea ci volle un anno, durante il quale la natura ebbe il tempo di farla sembrare lì da sempre, infatti dopo aver trovato la location e scelto come doveva essere Hobbiville Jackson la fecce costruire realmente, ma siccome doveva sembrare più naturale possibile venne costruita un anno prima perché potesse crescere l’erba, le piante ed i cespugli in modo più naturale possibile.
 
LA WETA LIMITED
Fino ad ora, la Terra di Mezzo di Tolkien era esistita solo nell’immaginazione dei lettori e nelle ampiamente dettagliate seppur limitate illustrazioni per i racconti. Ma ne Il signore degli anelli, i buchi degli hobbit di Hobbiton, le radure nei boschi dei rifugi elfi a Rivendell, il fumoso interno della Locanda del Puledro Impennato e la rete delle caverne sotterranee nelle Miniere di Moria ecc.. sono venute fisicamente e palpabilmente alla luce.
Peter Jackson ha avuto un precetto di base per il progetto visivo della trilogia de Il Signore degli Anelli: un tipo di realismo trascinante. Ma come si crea realisticamente un qualcosa di completamente fantastico? Jackson sapeva che la risposta era in una quantità enorme di dettagli. Così ha immediatamente contattato ed ingaggiato la WETA Limited, la principale produzione di effetti speciali della Nuova Zelanda, con a capo il responsabile Richard Taylor e Tania Rodger , ed ha dato loro una missione: creare fisicamente la realtà della Terra di Mezzo, dall’interno dei buchi degli hobbit, alle cime del Monte Doom, come se credessero con tutto il cuore e la mente nella loro esistenza.
Taylor ha affrontato il progetto come un generale in missione di guerra. Immediatamente ha costituito uno staff di più di 120 tecnici divisi in sei reparti differenti:

  • Creature
  • Effetti Speciali
  • Trucco e Protesi
  • Armature ed Armi
  • Miniature
  • Modellini

WETA è riuscita a far rivivere alcune delle più grandi e geniali creature, oltre alle armi e agli oggetti scenici. Gli artigiani WETA hanno creato le pelli raggrinzite, posticce, simili alla pelle degli elefanti, e delle armature nere che assomigliavano a scheletri di insetti per produrre le sembianze spaventose degli orchetti.
Ognuna delle teste realizzate per il film era unica, una maschera lavorata individualmente. WETA ha anche modellato dei piedi posticci tinti di blu, con lunghi e curvi artigli, che spuntassero dagli stivali alti fino alle ginocchia degli orchetti. L’aspetto era poi completato da strati di fango della Terra di Mezzo.
<<Volevo che gli orchetti sembrassero come soldati romani, che vivono con un continuo senso di pauranei confronti dei propri capi» [20] dice Richard Taylor.
In ogni situazione, la squadra WETA aveva una ‘bibbia’ da usare come fonte costante di riferimento: il libro originale di Tolkien. Anche la scala di ogni personaggio, la loro grandezza, sia che fossero gli hobbit di circa un metro, o l’enorme troll delle caverne, doveva essere presa in considerazione dal WETA e dal reparto costumi. Come nota Richard Taylor di WETA: «Dovevamo creare quasi tutto almeno due volte in scale differenti. Già la matematica in sé è stata un’incredibile sfida. Ma era l’unico modo per rimanere fedeli a quello che Tolkien aveva creato nella propria immaginazione: un mondo che comprendeva diverse taglie »[21].

 
L’IMPATTO CON GLI SPETTATORI
Dall’uscita nelle sale cinematografiche della trilogia il turismo neozelandese è andato sempre più incrementando. Sia grazie ai paesaggi mozzafiato che si vedono nel film sia perché il governo neozelandese ha investito moltissimo a livello di promozione turistica dal primo all’ultimo film. Come spiega Licia Bocchiola[22]sono intervenute diverse istituzioni nazionali, come Tourism New Zealand, Trade New Zealand e Film New Zealand per promuovere il territorio legandolo al film, e così come ha detto il Primo ministro dell’epoca Helen Clark la Terra di Mezzo è diventata la Nuova Zelanda. I turisti di tutto il mondo volano fino a questo arcipelago disperso nel grande oceano pacifico, alla ricerca dei luoghi del film, quei luoghi che hanno tenuto milioni di persone per nove ore inchiodato allo schermo, ma l’abilità di Peter Jackson nel dar vita al libro e la promozione di luoghi porta molte delle persone che atterrano tra le verdi terre neozelandesi a cercare non solo i luoghi in se ma anche quell’atmosfera magica che ti avvolge durate la riproduzione del film, quel ritorno alla vita agreste, selvaggia e libera, l’energia della natura incontaminata che ti circonda, la forza dei personaggi che hanno solcato quelle terre. Così avviene la trasformazione definitiva, quella che non solo ti catapulta in Nuova Zelanda, ma direttamente nella Terra di Mezzo.
Questo fortissimo connubio si è rilevato un’arma vincente per la Nuova Zelanda che ha incrementato fortemente il proprio incoming, come fa notare Licia Bocchiola dopo l’uscita del primo film, dicembre 2001, di poco successivo al disastro dell’11 Settembre, il turismo in Nuova Zelanda ha avuto un trande positivo mentre il traffico aereo di gran parte del resto del mondo rallentava vertiginosamente. Uno dei dati più incredibili mostrati da Licia Bocchiola[23] è l’incremento turistico legato al film, in particolare i visitatori britannici, 155.290 visite nel 1998 contro le 236.986 del 2002. Gli inglesi più di tutti sono legati a questo film, poiché Tolkien come spiega più volte nel suo ricco epistolario, voleva dare a questo popolo un background di miti e leggende che diventassero il passato mitologico di questo popolo, e questo passato era fatto di elfi, nani, hobbit e uomini. Inoltre è da non sottovalutare che Tolkien era inglese, e quindi la distribuzione del suo libro è stata molto più massiccia in Inghilterra, e in proporzione molte più persone conosceranno i suoi libri. E’ logico pensare che anche questo sia uno dei motivi che ha fatto impennare così tanto le visite inglesi in Nuova Zelanda.
Anche le maggiori compagnie turistiche inglesi hanno rilevato questi dati e si sono adoperate per agevolare, incrementare ed ovviamente guadagnare da questa ondata cineturistica legata al film tolkeniano. La British Airway, compagnia di bandiera britannica, ha i prezzi più bassi d’Europa per partenze da Londra sui voli diretti ad Auckland o Christchurch, ed è anche una delle poche europee a fare questa tratta. Da Londra ad Auckland a novembre 09, andata e ritorno costa circa € 950.00 tasse incluse, mentre per i voli da Milano la più conveniente è la Emirates che per lo stesso volo chiede € 1190.00[24]. Una differenza di prezzo davvero notevole, anche perché la posizione geografica dovrebbe favorire i voli dall’Italia essendo più a sud.
Anche i tour operator inglesi si sono mossi più di quelli italiani, Red Carpet Tour è il miglio tour operator per visitare la Nuova Zelanda legandola ai film di Peter Jackson. Inoltre ha anche un forum dove i viaggiatori possono scambiarsi opinioni pareri e consigli di viaggio, o dove possono solamente fare amicizia e condividere la passione per i libri tolkeniano.
Se la Nuova Zelanda è la Terra di Mezzo, l’Inghilterra e la terra di Tolkien, e possiamo dire che almeno in parte il grande scrittore è riuscito nel suo obbiettivo di legare i suoi libri agli inglesi di tutte le generazioni.
 
 
LE AMBIENTAZIONI DEL FILM[26]

HOBBIVILLE: E’ stata creata nel paesino di Matamata nell’isola del nord, all’interno di una tenuta agricola, «Non è stato nemmeno necessario creare la collina di casa Baggins in quanto tutto era ed è esattamente come nel libro, e come noi abbiamo potuto vedere nel film »[27] dice Rick Porrai co-producer
 
COLLEVENTO: « A nord di Port Waikato vi è una conformazione di rocce calcaree »[28] specifica Dan Hennah supervising art director/ set director. « Anche la caverna sul lato ovest è stata creata dalla natura, solamente la scena dell'arrivo dei Nazgul è stata girata in studio. Collevento esiste in natura »[29] Rick Porrai co-producer.
 
IL GUADO DI ROMBIRIVO: « Skippers Canyon, nell’isola del sud è il punto in cui Arwen guada il fiume affrontando i Nazgul, e proprio in questo luogo ai tempi della corsa alloro il fiume veniva guadato »[30], spiega Peter Jackson il regista.

GRAN BURRONE: Kaitoke, riserva idrica e parco naturale alle porte di Wellington, « E’ il luogo ideale per pensare e quest’atmosfera immobile e magica rispecchia gli elfi immortali »[31]. dice Rick Porrai co-producer
 
LOTHLORIEN: Per la foresta casa di Galadriel e Celeborn sono state usate due location diverse:
La foresta di Paradisee, a Glenorchyalle porte di Queenstown , antica foresta di faggi con una maestosa volta di fogliame.
 
Fernside a Featherston dove il lago Silverlode è stato testimone della partenza alla volta della torre di Mordor, lasciando le tranquille acque della casa degli elfi[32].
 
ANDUIN – IL GRANDE FIUME: Kawarau River, è il grande fiume che porta la Compagnia a passare davanti ai grandi Argontah, le statue dei grandi re del passato, un serpente verde-azzurro che si muove silenzioso tra le pareti a strapiombo.

AMON HEN: « Abbiamo suddiviso Amon hen in tre elementi »[33] spiega Dan Hennah supervising art director/ set director.
 
Mavora Lakes: E’ il lago Nen Hithoel dove si ferma la Compagnia dopo aver oltrepassato gli Argonath.
Wakatipu lake: E’ situato su un promontorio affianco a questo lago alle porte di Wellington il tempio elfico che vedrà il primo scontro con gli Uruk-ai, fedeli seguaci del nemico.
Foresta di Paradise: La stessa di Lothlorien , questa volta da tempio degli elfi si trasforma nel luogo della morte di uno dei protagonisti, Boromir, e con le sue radici aggrovigliate, che sbucano dal terreno scosceso sembra quasi rispecchiare lo stato d’animo della compagnia, che in questo luogo si scioglie, per riunirsi solamente alla fine[34].
 
CONFRONTO TRA REALTA’, LIBRO E CINEMA
 
HOBBIVILLE
« Matamata è una piccola città del Distretto di Matamata-Piako, appartenente alla regione di Waikato, nell'Isola del Nord della Nuova Zelanda. La città ha una popolazione di poco più di 6.000 abitanti, anche se l'intero complesso urbano si stima arrivi ai 12.000. Matamata si trova alla base di una piccola catena montuosa, la Kaimai Range, ed è una zona conosciuta per la produzione agricola e l'allevamento di cavalli di razza. Una vicina fattoria è stata scelta da Peter Jackson per installarvi il set cinematografico in cui ambientare le scene di Hobbiville durante le riprese della trilogia ispirata al libro di Tolkien Il signore degli anelli. Per ricordare l'evento, sulla strada principale di Matamata è stato posto un cartello stradale con un segnale di "Benvenuti a Hobbiton"» [35]
« La terra era ricca e generosa, e prima dello stato di abbandono in cui l’avevano trovata , aveva conosciuto bravi coltivatori che curavano le fattorie, le piantagioni di granoturco i vigneti ed i boschi di proprietà del re.
Questo paese, che si estendeva per quaranta leghe da luoghi lontani, al Brandivino, e per cinquanta dalle brughiere del nord alle paludi del sud, fu chiamato dagli Hobbit la Contea poichè la regione, attiva negli affari e nel commercio, era sotto l’autorità del conte. Dell’ edilizia che avevano appreso dagli Elfi e dagli Uomini, diedero un carattere tutto speciale. Torri non ne volevano e le loro case erano infatti tutte basse lunghe e comode. Il tipo più antico non era che un’ imitazione degli smial,dai tetti di paglia, di erba secca o muschio, e dai muri leggermente curvi.» [36]
 
Nel film è dedicato molto più spazio alla Contea, rispetto al libro, Jackson nella parte iniziale deve concentrare quello che Tolkien può spiegare con calma durante la stesura del manoscritto. Il regista riserva molto più spazio anche agli usi e costumi degli abitanti della Contea, mentre Tolkien si dedica di più alla storia del luogo. Le scene della Contea danno sensazione di profonda calma e tranquillità, ovunque la macchina si volti vengono inquadrati infiniti spazi verdi, boschi, prati e colline, le persone vivono in perfetta sintonia, sostentandosi di ciò che offre la natura, aiutandosi in tutto e per tutto. Ma Jackson e molto attento alle descrizioni che riempiono il libro tolkeniano ed infatti si può cogliere la differenza tra le case più antiche, quelle con il tetto ancora in paglia, che Gandalf incontra mentre si reca a casa Baggins e le più nuove, vere e proprio buche nel terreno, dalla forma allungata, esattamente come descritto dallo scrittore. La vita agreste che caratterizza la contea è monto sottolineata da Jackson per far capire poi l’enorme cambiamento che porterà Frodo e gli altri Hobbit ad allontanarsi da questa piccola alcove, ma contemporaneamente introduce il carattere indomito del piccolo protagonista, che pur amando profondamente il luogo natale proprio perchè protettivo, sicuro ed immerso nella pace della natura vuole mettersi alla prova, vivere l’avventura, sentire l’adrenalina, come il vecchio parente Bilbo. Ma quando l’avventura inizierà Frodo rimpiangerà sempre l’ambiente pacifico della Contea.
 
 
GRAN BURRONE  
« Le scene girate nei dintorni di Arrowtown comprendono quelle di Gran burrone, in questa zona si possono fare molti sport tra cui canottaggio e Kayak. In questa zona sono spettacolari gli splendidi colori autunnali seguiti da inverni fresco e da chiara e una verdeggiante primavera.
Le variazioni stagionali sono importanti e in autunno le foglie d'oro e rosse sono celebrate con una festa. »[37]
« Frodo si trovava ora sano e salvo nell’ ultima casa accogliente ad est del mare, una casa perfetta, sia che amiate il cibo, o il riposo, o il canto, o i racconti, o che amiate solo star seduti e riflettere, o un piacevole miscuglio di tutto. Il semplice fatto di viverci era una cura per la stanchezza la paura la tristezza.
Sam lo condusse attraverso parecchi corridoi, giù per un certo numero di gradini, ed infine all’aperto in un altro giardino alla sommità dell’argine del fiume. I suoi amici erano seduti sotto un portico laterale rivolto verso est. Le ombre già si allungavano nella valle ai loro piedi, Ma le vette dei monti erano ancora illuminate. L’aria era calda; il rumore dell’acqua che scorreva e scosciava era forte, e la sera profumava dolcemente di alberi e di fiori, come se l’estate si attardasse sui giardini di Elrond.
La mattina seguente Frodo si svegliò presto, riposato e fresco passeggiò sulle terrazze che dominavano il rumoroso corso di Bruinien, osservando il pallido sole sorgere da dietro le montagne lontane e irradiare la sua luce obliqua attraverso la fine nebbiolina d’argento.
Pur al riparo, in quella splendida dimora affacciata su di una valle inondata dal sole e dal rumore di limpide acque, Frodo sentiva nel suo cuore un’oscurità di mote. »[38]

Jackson si muove lentamente tra le stanze di Gran Burrone, la macchina da presa rallenta per far ammirare la bellezza del luogo, e rallentando le scene è come se volesse trasmettere la pace e la tranquillitàdel luogo. Il regista come lo scrittore descrive Gran Burrone come un luogo paradisiaco, pieno di luce, dove la natura convive con gli elfi. Tolkien nel manoscritto ha raccontato la saggezza, la calma, e la pace di queste creature, Gran Burrone e Lothlorien sono come i loro abitanti, luoghi magici ed incantati, che affascinano ma allo stesso tempo in perfetta armonia con il resto del mondo. A differenza delle città degli uomini dove regna la pietra, in queste città gli elementi dominanti sono il legno e le roccia. Jackson riesce a mettere su pellicola esattamente quello che Tolkien aveva descritto a parole molti anni prima. Le costruzioni si mimetizzano con la natura, diventandone un tutt’uno. I corsi d’acqua descritti nel libro sono presenti anche nel film e anno un ruolo importante nel creare quell’atmosfera tra sogno e realtà che avvolge le scene in un Aragorn e Arwen si salutano prima della partenza della compagnia. Anche l’architettura del luogo serve a rendere l’idea di un posto etereo come Tolkien ci teneva a far capire ai lettori, linee intrecciate sono ovunque e decorano finestre porte ma anche balconi e più semplici quadri.
 
CARADHRAS
« Nominato Mt. Aspirante, una delle più alte montagne della Nuova Zelanda, , questo parco è un sogno di montagne, ghiacciai, fiumi e laghi alpini. In passato, i Maori passavano attraverso la regione nel loro cammino verso la costa occidentale. Per gli amanti della natura, il parco offre una vasta scelta di viaggi e valli, compreso il Routeburn. In estate, è possibile passare a piedi da una vallata all'altra nei più spettacolari passi di montagna. »[39]
« La mattina del terzo giorno il Caradhras si rizzò innanzi a loro: una vetta imponente incappucciata di neve simile all’argento ma dai fianchi spogli e scoscesi, di un rosso smorto, come macchiati di sangue. Vi era qualcosa di nero nel cielo, ed il sole languinava il vento veniva ora da nord-est.
I fianchi del Caradhras erano adesso scuri e tetri, la vetta sommersa da rigide nubi.
Un vento glaciale turbinava tra i sassi a mezzanotte avevano scalato fino allo zoccolo delle grandi montagne. Un piccolo vialotto serpeggiava ora ai piedi di una parete a dirupo che si ergeva sulla sinistra sovrastata dai foschi fianchi del Caradhras, invisibili nelle tenebre. A destra un abisso di oscurità indicava il punto dove il terreno cadeva improvvisamente a strapiombo in un profondo burrone.
Durante la sosta il vento si calmò e i fiocchi caddero sempre più lenti, finché smise quasi di nevicare. Ripartirono con passo pesante ma la tempesta tornò all’attacco, il vento fischiava e la tormenta era accecante. Il Caradhras era chiamato il Crudele e godeva di una cattiva nomea anni ed anni addietro, quando di Sauron nessun rumore ancora era giunto in queste contrade»[40]
Il Caradhras è una montagna delle vette aguzze, quasi sempre nei momenti di stasi la macchina da presa inquadra dal basso verso l’alto come volesse valorizzare ancora di più gli alti picchi del monte. Una distesa bianca con neve permanente. Quando per volere di Saruman la montagna scatena tutta la sua potenza tempeste e valanghe fermano il viaggio della compagnia. Come per Tolkien il Caradhras è un monte inaccessibile che serba insidie e disgrazie, così per Jackson nel film sarà lo stesso e dall’alto delle sue vette pur essendo uno spettacolo naturale incredibile, il Caradhras resterà invalicabile.

LOTHLORIEN 
« Nelle lunghe giornate le colline dorate portano all’aperto molti escursionisti. I rossi e oro delle foglie degli alberi d’autunno, ispirano molti fotografi. In inverno, la neve trasforma questa regione in una regione alpina, notevole parco giochi per gli sciatori e snowboarder. Primavera porta la scintilla di fresco e rende verde il paesaggio, il tempo giusto per celebrare la vita con una crociera sul lago. Queenstown poi è un compatto centro cosmopolita che unisce il rilassamento durante il giorno e grande divertimento di notte.
Dal cristallino Lago Wakatipu a tutta la catena montuosa Remarkables, Queenstown è un ambiente maestoso. »[41]
« Lothlorien è la più bella tra tutte le dimore della mia gente. Non vi sono alberi pari agli alberi di quella terra; in autunno le loro foglie non cadono, bensì diventano d’oro; per cadere attendono la primavera, che porta il nuovo verde, e ricopre i rami di fiori gialli. Allora il suolo del bosco è d’oro, e d’oro anche il soffitto, e le colonne d’argento, poiché la corteccia degli alberi è liscia e grigia. Così narrano ancora i nostri canti nel Bosco Atro.
Si narra che si facessero costruire la casa sugli alberi e tale è ancora una consuetudine degli elfi di Lorien ed è per questa ragione che vengono chiamati i Galadhrim, la gente degli alberi. Nel profondo della loro foresta gli alberi sono molto grandi.
Si trovavano in una radura. Alla loro sinistra una grossa montagnola era ricoperta di un manto d’erba verde come la primavera dei Tempi Remoti; in cima, in una doppi corona, crescevano due cerchi di alberi: quelli all’esterno avevano una corteccia candida come neve, ed erano privi di foglie, ma splendidi nella loro armoniosa nudità; quelli interni si ergevano in tutta la loro altezza, ancora vestiti di pallido oro. Al centro giganteggiava un albero, fra gli alti rami del quale splendeva un bianco flet. L’erba ai piedi dei tronchi e sui verdi fianchi della collina era cosparso di piccoli fiori d’oro a forma dio stella. Fra questi altri fiori ondeggiavano su esili steli, bianchi o di un verde pallidissimo: scintillavano come nebbioline sull’intenso colore dell’erba. » [42].
Gli avamposti al regno di Lothlorien sono grandi foglie nascoste sugli alberi ad alto fusto, ancora più di Gran Burrone, il reame di Lorien è in perfetta connessione con la natura che li circonda. Nel cuore del fitto bosco dama Galadriel governa il regno, e come per il regno di Elrond, l’architettura è caratterizzata da piccole linee che s’incrociano, dando un senso di leggerezza ed armonia. Grandi rampe di scale portano nell’alto delle chiome d’imponenti alberi dal tronco bianco, e in quel posto più vicino al cielo che alla terra Galadriel incontra la compagnia, per tutta la durata del dialogo le regina sarà sempre ripresa dal basso verso l’alto, e sarà sempre il inquadrature singole, o al massimo con il marito, ma non verrà mai mescolata alla compagnia, questo per incrementare l’aurea di sacralità che Tolkien voleva dare a questa regina; inoltre con i lunghi capelli biondi, i profondi occhi azzurri e la pelle diafana ricorda molto le divinità nordiche, anche il portamento austero ma pieno di grazia rende questo personaggio l’immagina perfetta per descrivere la città di Lorien, perché la descrizione di una potrebbe andare benissimo anche per l’altra. A Lothlorien Jackson mette moltissime luci, ma piccole e bianche che rendono l’ambiente etereo e trasognante, sembra che il cielo stellato si sia trasferito sotto le chiome dei grandi alberi.

 
AMON HEN
Mavora Lakes sono localizzati nell’isola del sud della Nuova Zelanda. Sono divisi in due laghi dal nome Nord Manova e Sud Manova, quest’area è un rudimentale sito di campeggio ed è mantenuto dal Dipartimento di Conservazione, inoltre il parco in cui ci sono i due laghi è stato utilizzato per girare la trilogia del Signore degli Anelli.
 « Presto si trovò in piedi, solo, sulla vetta di Amon Hen, e rimase un attimo fermo, respirando affannosamente. Vide un’ampia piattaforma circolare selciata con grosse pietre, e circondata da un parapetto merlato; al centro su quattro colonne scolpite, si ergeva un alto seggio a cui si accedeva attraverso una scala dai molti gradini. Frodo salì, sedette sull’antica sedia, e si sentì come un bimbo smarrito arrampicatosi sul trono del re delle montagne. Egli sedeva sul seggio della Vista, ad Amon Hen, il Colle dell’Occhio degli Uomini di Numenor. »[43]

La sequenza che Jackson ambienta ad Amon Hen è molto diversa rispetto al libro, mentre Tolkien fa scoprire a Frodo il seggio della Vista in modo tranquillo e privo di pericoli Jackson localizza in questa parte la presa di coscienza di Frodo sull’impossibilità di continuare il viaggio con la compagnia, perché lentamente sarebbe stata corrotta dall’anello, e ne haqui la prima prova quando Boromir cerca di sottrargli l’anello, per scappare al compagno si rifugia sull’alto seggio di Amon Hen, per poi fuggire verso la riva. Ma sarà con Aragorn che Jackson ci mostrerà la bellezza di questo luogo antico, quando dopo aver convinto Frodo a fuggire affronterà il primo attacco degli Uruk-ai. Amon Hen, con entrambi i maestri è l’icona dei popoli del passato, antica vestigia di un popolo grandioso, che ora fanno solo da sfondo agli avvenimenti del presente.


ISENGARD
«Upper Hutt è una città e un'autorità territoriale della Nuova Zelanda che si trova nella regione di Wellington, nell'Isola del Nord, 30 chilometri a nordest della città di Wellington. Si tratta della meno popolosa fra le grandi città neozelandesi e della seconda per estensione (la prima è Dunedin), fatto che si ripercuote sulla sua bassa densità di abitanti per chilometro quadrato.
 La città sorge sulla riva settentrionale del fiume Hutt ed è chiamata così per distinguerla da Lower Hutt, che invece sorge sulla riva meridionale dello stesso fiume. L'area urbana principale della città si trova in una pianura alluvionale del fiume, ma piccoli insediamenti si possono anche trovare sulle colline circostanti. » [44]
 « La dimora si presentava così: un grande muro circolare di rocce, simile ad una cinta di rupia strapiombo, si allontanava dal fianco della montagna, descriveva una curva, e vi ritornava. In esso vi era un’unica apertura, un grande arco scavato nella parte meridionale; in quel punto una galleria attraversava la cupa roccia, e due robusti portali di ferro ne chiudevano le estremità. Questi poggiavano su immensi cardini, formati da pali d’acciaio conficcati nella viva pietra, ed erano costruiti in modo che bastava una leggere spinta, quando non erano sprangati, per spalancarli silenziosamente. Percorrendo la buia galleria piena di echi, si sbucava in una pianura di forma circolare e leggermente infossata in centro come un’ampia ciotola poco profonda: misurava una miglio di diametro. Un tempo era stata verde e piena di viali, rigogliosa di alberi da frutta, irrigata dai ruscelli che dalla montagna scorrevano verso un lago nei dintorni. Ma non vi era più nulla di verde in quest’ultimo periodo del regno di Saruman: le vie pavimentate da lastre di pietra scura e dura, fiancheggiate, anziché da alberi, da lunghe file di colonne di marmo, rame o ferro, collegate tra loro da pesanti catene. Numerosissime le dimore, stanze, saloni, corridoi, scavati e intagliati all’interno delle mura e sovrastanti con le loro innumerevoli finestre e scure porte il grande spazio. Migliaia di operai, servi, guerrieri, con i loro arsenali vi potevano vivere; in profonde tane sotterranee i lupi venivano nutriti e custoditi. Anche la pianura era stata scavata e forata: pozzi penetravano a grande profondità nel terreno, mentre le bocche esterne erano mimetizzate da bassi cumuli di pietre, che al chiaro di luna facevano sembrare il Cerchio d’Isengard un cimitero di morti irrequieti. » [45]

La descrizione di Tolkien è perfettamente rispettata da Jackson, Isengard appare come un enorme conca poco profonda chiusa da un imponente muro di pietre nere, la grande torre, dal profilo spigoloso ed aguzzo sembrano le gambe di un robot, e l’immagine che ne vuole dare Tolkien è anche questa, una grandissima fabbrica al servizio del male, con ingranaggi e profonde buche da cui esce fumo nero costantemente, è un immagine in completo antagonismo con i luoghi naturali abitati da Hobbit, ed elfi, è una macchina che produce orrende creature al servizio del male. Grandi impalcature fuoriescono dal terreno, eroso e prosciugato da ogni forma di vita. Tolkien attento ad ogni dettaglio farà si che proprio la natura ,distrutta e sfruttata dallo stregone, lo distruggerà, in primis nelle figure degli Ent, i guardiani della foresta, enormi alberi vecchi di migliaia di anni, e non ultimo nell’acqua, elemento purificatore per eccellenza, che qui sarò rappresentato dal fiume, prima domato in una diga e poi liberato dagli Ent, che spazzerà via tutto ciò che Saruman aveva costruito.
 
ALCUNE DIFFERENZE
Nonostante l’attenzione del regista e della troupe per cercare di rimanere il più possibile fedeli al libro tolkeniano qualche differenza si è rivelata necessaria, e nello specifico qualche taglio.
Il film per intero dura più di nove ore e sarebbe stato troppo oneroso a livello di costi e tempi e per il pubblico probabilmente troppo lungo se fossero stati inseriti tutti i dettagli che con grande minuzia lo scrittore introduce in 1374 pagine.
Inoltre per ovvie ragioni filmiche alcuni personaggi hanno avuto più spazio di altri ed alcune cose sono state cambiate.
L’elfo Arwen ha molto più spazio nel film rispetto al libro, questo perché la sua storia d’amore con il ramingo Aragorn è richiamata durante tutto il film, in ognuno dei tre film viene ripresa con flashback, ricordie richiami e si arricchisce di qualche elemento. La loro storia d’amore è molto travagliata, perché lui come uomo è mortale, mentre lei come elfo è immortale, inoltre lui fugge dal suo passato, poiché come discendente di Isildur, colui che pur avendo staccato l’anello a Sauron, ne è stato corrotto e non l’ha distrutto lasciando sopravvivere il male, si sente ancora responsabile, lei è spinta dal padre Elrond a lasciare la terra di mezzo per un futuro sereno oltre i Porti Grigi limite di confine con la terra dei Valar, gli dei. Il regista è molto abile a mostrare le due situazioni speculari, lui in battaglia combatte per salvare la terra di mezzo ma già nel primo film rinuncia a combattere per il loro amore, incitandola ad abbandonare la terra di mezzo, lei combatterà sempre per la loro unione arrivando anche ad abbandonare l’immortalità della sua gente per una vita al fianco del suo amore. Sarà dopo aver scampato la morte per un soffio, grazie unicamente all’intervento di lei che Aragorn subirà un rapido processo di crescita interiore, abbandonando i panni dello schivo ramingo assumerà prima quelli di leader della compagnia poi trovatosi a fare i conti con il suo passato, supererà il blocco e si riconoscerà finalmente per quello che è, un re, e ovviamente Arwen diverrà la sua regina.
Tolkien non dava molto spazio alla figura di Arwen la Stella del Vespro, la limitava ad essere la figlia di, la compagna di, ma non un personaggio compiuto, era sempre vista di riflesso ai grandi personaggi come il padre Elrond e Aragorn. Nel libro Aragorn non rischierà la morte per essere salvato dalla sua amata, quelle scene sono completamente opera di Jackson, che renderà ad un personaggio come Arwen uno spazio che le sarebbe stato dovuto. La storia d’amore tra i due è nata da Tolkien ma solo Jackson gli ha dato lo spazio opportuno per essere apprezzata e per essere un punto rilevante nell’intera storia.
Mentre per il personaggio di Arwen, Jackson aumenta le scene e le riserva un grande spazio altri personaggi vengono completamente eliminati.
E’ il caso della Bocca di Sauron, un personaggio secondario ma non irrilevante, è il messaggero dell’Oscuro Signore, compare in qualche scena alla fine del libro, quando l’esercito degli alleati si trova davanti al Nero Cancello, ed una delegazione fuoriesce con gli indumenti di cui Frodo si era liberato in precedenza, e che erano stati trovati dagli orchetti, per trovare un accordo. Le trattative falliranno sia per le richieste sconsiderate di Sauron sia per l’intelligenza e l’astuzia di Gandalf che capito l’imbroglio rifiuterà seccamente ogni accordo.
Ma la Bocca di Sauron non è soltanto un messaggero, è colui che da voce ai suoi pensieri, durante il film, l’occhio si limiterà ad osservare, ed incutere timore con la sua presenza e con il ricordo di chi era stato il grande Signore di Mordor, in realtà nel libro Tolkien lo descrive come un entità pensante e per questo molto più maligna e questo scuro messaggero, il luogotenente del male è colui che da voce ai pensieri dell’occhio è colui che impartisce gli ordini per Sauron, è la sua Bocca. Un servitore che partito dal basso grazie alla malvagità e all’astuzia ha scalato le posizioni del potere arrivando ad essere il braccio destro di Sauron, e ad avere la piena fiducia dell’Oscuro.
Un altro personaggio che Jackson elimina completamente è il bizzarro Tom Bombadil e la bella Baccador. Una coppia di personaggi che compare all’inizio del libro quando i piccoli hobbit devono ancora arrivare a Gran Burrone, e sono sulla strada verso il villaggio di Brea. Tom Bombadil è un uomo sempre allegro, un signore della natura che viene descritto quasi come uno gnomo, piccolo e tozzo amante del cibo delle bevande e dei canti, mentre Baccador è una ninfa dei boschi, elegante e raffinata, che canta con voce cristallina inni alla natura.
La loro casa da sostegno e riposo agli hobbit nel lungo viaggio dopo essere usciti dalla Vecchia Foresta, un luogo dove, nell’arco degli anni, gli alberi sono stati decimati e distrutti, e serbano una grande rabbia nei confronti di chiunque, e prima di passare i Tumulilande, altro passaggio eliminato da Jackson. I Tumulilande sono vecchie rovine, e vecchie tombe dove anime irrequiete si destano e si lamentano spaventando i viandanti, inoltre essendo gli hobbit pavidi di nascita questa è la prima grande prova da superare per loro, il primo passaggio dove mettersi alla prova.
Essendo questi capitoli solamente di contorno e non eccessivamente rilevanti ai fini della storia, Jackson ha preferito lasciare più spazio ad altri personaggi, eliminandoli completamente, richiama solamente la Vecchia Foresta, quando Marry e Pipino, ormai lontani da casa, ricordano la contea la nominano spesso come un limite spaventoso per i piccoli hobbit, ma ora dopo aver passato mille avventure ed aver superato le loro paure, la Vecchia Foresta sembra quasi un luogo felice, un limite che custodisce un tesoro e lo protegge e questo tesoro è la loro amata contea.
Tom Bombadil è un personaggio veramente interessante ma per inserirlo Jackson avrebbe dovuto allungare di molto il film e sarebbe risultato troppo pesante, ma questo bizzarro ometto può essere considerato la prima guida, poiché riesce ad incoraggiare gli hobbit per il loro lungo viaggio, ma soprattutto con il suo fare sempre scherzoso e giocherellone mette Frodo davanti al potere dell’anello e all’influenza che questo ha su di lui, infatti Tom, mentre ospiterà gli hobbit prenderà l’anello a Frodo e lo metterà, ma su di lui non sortirà alcun effetto, poiché lui è un personaggio ancora più antico dell’anello, antico come il mondo, ma questo suo giocare con l’anello metterà Frodo davanti al fatto che quel piccolo pezzo di metallo ha il potere di conquistarlo completamente.
Per il regista sarà più difficile far capire la dipendenza che genera l’anello, dovrà farlo lentamente in più scene accompagnando lo spettatore alla scoperta dell’anello e facendolo conoscere lungo tutto il film.
Jackson pur eliminando alcuni personaggi riesce maestralmente a rendere tutto quello che Tolkien descrive nel libro rispettando esattamente il significato che lo scrittore voleva dare.
 

CRONOLOGIA DELLA VITA DI TOLKIEN[50]
 
1892
3 gennaio: John Ronald Reuel Tolkien nasce a Bloemfontein (Sudafrica).
 
1895
Nella primavera Mabel Tolkien e i due figli tornano in Inghilterra, Arthur Tolkien resta in Sudafrica.
 
1896
In febbraio muore Arthur Tolkien. Durante l'estate Mabel Tol­kien affitta un cottage a Sarehole Mill, nei pressi di Birmingham. Lei e i ragazzi vi rimangono per quattro anni.
 
1908
Ronald incontra Edith Bratt.

1911
Nasce « The TCBS ». Nell'estate, finita la scuola, Ronald visita la Svizzera. In autunno si reca a Oxford per il suo primo trimestre.
 
1915
Nell'estate supera con lode l'esame finale per il suo baccellie­rato. Si arruola nei Fucilieri del Lancashire e comincia l'adde­stramento a Bedford e nello Staffordshire.

1916
22 marzo: sposa Edith Bratt. Edith si trasferisce a Great Hay­wood. In giugno parte per la Francia. Combatte sulla Somme come sottotenente nell' 11° Battaglione dei Fucilieri del Lanca­shire, e svolge le mansioni di Ufficiale di segnalazione del battaglione fino all'autunno. In novembre ritorna in patria per­ché sofferente di « febbre da trincea ».
 
1917
Trascorre i mesi di gennaio e febbraio in convalescenza a Great Haywood, e comincia a scrivere The Book of Lost Tales, che poi diventerà The Silmarillion. In primavera viene destinato nello Yorkshire, ma passa quasi tutto il periodo a letto ammalato. A novembre nasce John, il primogenito.
 
1924
Tolkien è nominato professore di Lingua inglese nell'Università di Leeds. Acquista una casa in Damley Road. Nasce il terzo tiglio, Christopher.
 
1937
In autunno esce The Hobbit. Su suggerimento di Stanley Unwin Tolkien ne intraprende il seguito, quello che diventerà The Lord of the Rings.

1954
In agosto e novembre vengono pubblicati i primi due volumi di The Lord of the Rings.

1955
In ottobre appare il terzo volume.
 
1965
L'editrice americana Ace Books pubblica in maggio un'edizio­ne non autorizzata di The Lord of the Rings, vendendo 50.000 copie entro ottobre, mese in cui appare l'edizione Ballantine, autorizzata e rivista dall'autore. Nasce il «campus cult» dell'o­pera tolkieniana tra gli studenti universitari americani. È ormai un grande successo internazionale. A febbraio, in Usa, era nato il primo Tolkien Club, poi Tolkien Society of America.
 
1970
Prima traduzione integrale italiana di The Lord of the Rings, in un unico volume (come il suo autore aveva sempre desiderato).
 
1973
Si ammala e muore in clinica nelle prime ore di domenica 2 settembre, all'età di ottantuno anni.
 
1976
Pubblicazione di The Silmarillion, l'opera a cui Tolkien lavora­va dal 1917.
 
1980
Esce sugli schermi The Lord of the Rings Part One, film diretto da Ralph Bakshi con una particolare tecnica mista di cartoni animati e attori umani. Non ottiene il successo sperato e non seguiranno le altre due parti previste. Tolkien aveva venduto i diritti della trilogia alla United Artists nel 1969.

 
 
 
BIBLIOGRAFIA
J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Milano, edizioni Bompiani, 2003.
J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion, Milano, edizioni Bompiani, 2005.
J.R.R. Tolkien, The Hobbit, Milano, edizioni Bompiani, 2003.
J.R.R. Tolkien, in H. Carpenter e C. Tolkien, La realtà in trasparenza, Milano, edizioni Bompiani, 2002.
H. Carpenter, La vita di J.R.R. Tolkien, Milano, editrice Ares, 1991.
Licia Bocchiola, In viaggio verso la Terra di Mezzo – Il Signore degli Anelli, in Roberto C. Provenzano (a cura di), Al cinema con la valigia, Milano, ed. Franco Angeli 2007.
Roberto C. Provenzano, Al cinema con la valigia, Milano, ed. Franco Angeli 2007.
 
FILMOGRAFIA
Il Signore degli Anelli. La compagnia dell’Anello, Ed. New Line Production 2001, distribuzione in esclusiva Medusa, 200’.
Il Signore degli Anelli. Le due Torri, Ed. New Line Production 2002, distribuzione in esclusiva Medusa, 200’.
Il Signore degli Anelli. Il Ritorno del Re, Ed. New Line Production 2003, distribuzione in esclusiva Medusa, 200’.
 
FONTI INTERNET
British Airways (www.britishairways.com)
Ischia Film Festival (www.ischiafilmfestival.it)
Lonely Planet (www.lonelyplanet.it)
Lord of the Rings shop, (www.lordoftheringsnz.com)  
My Movies, (www.mymovies.it)
Red Carpet Tour, (www.redcarpet-tour.com)
Statistic New Zealand, (www2.stats.gov.nz)
The one ring, (www.theoering.net)
Weta Workshop, (www.wetanz.com)
Wikipedia, (www.wikipedia.org)
New Zealand, (www.newzealand.com/homeofmiddleearth)
New Zealand, (www.newzealand.com
New Zealend, (www.newzealand.com/travel)
 

[1] In riferimento all’attività dell’Ischia Film Festival, si rinvia al sito della manifestazione www.ischiafilmfestival.it e a R. C. Provenzano, Al cinema con la valigia, Milano, FrancoAngeli, 2007, p. 303 e segg. Gli studi e gli atti dei convegni promossi dall’Ischia Film Festival sono riportati nei “Quaderni del cineturismo”, tre volumi che raccolgono gli interventi e le presentazioni dei primi 5 anni di attività (2004-2009).
[2] Cfr. L. Bocchiola, In viaggio con la Terra di mezzo – Il Signore degli Anelli, in R. C. Provenzano, Al cinema con la valigia , cit., pp. 283-291 e il sito New Zealand (www.newzealand.com/homeofmiddleearth/).
[3] Allo studi della Bocchiola (L. Bocchiola, In viaggio con la Terra di mezzo – Il Signore degli Anelli, cit.) rinviamo anche per le successiove considerazioni.
[4] Tra il dicembre 2002 e il dicembre 2003 vi è stato un incremento di visitatori del 5.4% ; cfr. Statistic New Zealand (www2.stats.gov.nz)
[5] Cfr. New Zealand (www.newzealand.com) e The One Ring (www.theonering.net)
[6] J.R.R Tolkien, Da una lettera a Edith Bratt, in H. Carpenter e C. Tolkien (a cura di), La realtà in trasparenza, Milano, edizione Bompiani 2002, pp. 13.
[7] Contenuti ext. Dvd, Il signore degli anelli, New line production 2001, distribuzione in esclusiva Medusa video, Milano, 200 min.
[8] Contenuti ext. Dvd, Il signore degli anelli, cit.
[9] J.R.R Tolkien, Il signore degli anelli, Milano, Bompiani, 2003.
[10] H. Carpenter e C. Tolkien (a cura di), La realtà in trasparenza, Milano, Edizione Bompiani, 2002.
[11] Contenuti ext. Dvd, Il signore degli anelli, New line production 2001, distribuzione in esclusiva Medusa video, Milano, 200 min.
[12] Ibidem.
[13] Ibidem.
[14] J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli, Milano, Edizioni Bompiani, 2003
[15] Cfr. My Movies (www.mymovies.it) 21/04/2009.
[16] Ibidem.
[17] Ibidem.  
[18] Contenuti ext. Dvd, Il signore degli anelli, New line production 2001, distribuzione in esclusiva Medusa video, Milano, 200 min.
[19] Ibidem.
[20] Ibidem.
[21] Ibidem.
[22] Cfr Licia Bocchiola, In viaggio verso la Terra di Mezzo – Il Signore degli Anelli, in Roberto C. Provengano (a cura di), Al cinema con la valigia, Milano, ed. Franco Angeli 2007.
[23] Ivi.
[24]Cfr. British Airways (www.britishairways.com)07/09/09
[25]Cfr.Lonely Planet (www.lonelyplanet.it) 06/09/2009
[26] Cfr. Wikipedia (www.wikipedia.org) 17/04/2009.
[27]Contenuti ext. Dvd, Il signore degli anelli, cit.
[28] Ibidem.
[29] Ibidem.
[30] Ibidem.
[31] Ibidem.
[32] Ibidem.
[33] Ibidem.
[34] Contenuti ext. Dvd, Il signore degli anelli, cit.
[35] Cfr. Wikipedia (www.wikipedia .org )16/06/2009
[36] Cfr. J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli, Milano, Edizioni Bompiani, 2003 pp. 29-30-32.
[37] Cfr New Zealand (www.newzealand.com/travel/) 17/06/2009.
[38] Cfr. J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli, Milano, Edizioni Bompiani, 2003 pp. 288 -289 - 305.
[39] Cfr New Zealand (www.newzealand.com/travel/) 17/06/2009
[40] Cfr. J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli, Milano, Edizioni Bompiani, 2003 p.p. 360 -361 -362 -363.
[41] Cfr New Zealand (www.newzealand.com/travel/) 17/06/2009
[42]Cfr. J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli, Milano, Edizioni Bompiani, 2003 pp. 416 – 424 – 434.
[43] Cfr. J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli, Milano, Edizioni Bompiani, 2003 pp. 494.
[44] New Zealand (www.newzealand.com/travel/) 17/06/2009
[45] Cfr. J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli, Milano, Edizioni Bompiani, 2003 pp. 673 – 674.
[46] Cfr Catalogo Tour Operator Master Explorer, 2008/2009.
[47] Cfr. Catalogo Tour Operator Dimensione Triade, 2008/2009
[48] Cfr Red Carpet Tour (www.redcarpet-tour.com) 16/05/2009.  
[49] www.lordoftheringsnz.com/shop.html
[50] H. Carpenter, La vita di J.R.R. Tolkien, Milano, Editrice Ares, 1991.